Primo Piano:

PISA COME BEIRUT ?

In questo editoriale, l’ultimo prima della pausa estiva, la redazione del progetto Gramigna vorrebbe fare una breve riflessione sulle ultime, pessime, evoluzioni del cosiddetto “problema sicurezza” nella nostra città.(continua)

Menu:

Ultimi Articoli

Categories

Migranti
Territori, Ambiente&Energie
Capitale/Lavoro
Dal Mondo
Istituzioni Totali&Repressione
Mobilitazioni
Iniziative
Antifascismo
Diritto alla Casa
Cronaca Pisana
università
Questioni di Genere
Generale
Libri Utili
Sport&dintorni
Guerre&Resistenze
Sport Sotto l' Assedio. Palestina 2008
Editoriali
"Orrori" di Stampa
Chi Siamo?
Brisop - guatemala

Per iscriverti o accedere alla newsletter, clicca nel link qui sotto !



Links

Generale
- progetto Prendocasa
- Co.co.co Unipi
- Africa Insieme
- C.a.R.
- Senza Soste
- Collettivo Artaud
- Mob-Com
- Rebeldia
- Newroz

Syndicate

RSS 0.90
RSS 1.0
RSS 2.0
Atom 0.3

Spot

Questo blog vive grazie ad autistici che fornisce gratuitamente la piattaforma e la banda. Se volete che questo blog e gli innumerevoli altri siti e servizi che vivono grazie a A/I continuino ad esistere non fate i tirchi e tirate fuori due euri.

Associazione Aut-Aut, Pisa, precariato, precarietà, precari, antifascismo, antisessismo, anticlericale, anticlericalismo, no mafie, cronaca pisana, diritto alla casa, speculazioni, antirazzismo, antipsichiatria, no tav, no ponte, no mose, ambiente, energie, territori, guerra, resistenza, repressione, istituzioni totali, femminismo, autodeterminazione.

L' Associazione Aut-Aut

gramigna | 30 Aprile, 2007 19:47

Associazione culturale Aut-Aut
 

L’associazione culturale Aut Aut nasce dal bisogno di precari e studenti di costruire solidarietà e progettualità socio-politica, con attività di produzione di beni e servizi, frutto di cooperazione e lavoro sociale.

In questo contesto, in risposta ad un ciclo produttivo atomizzante e fondato sulla precarietà, l‘associazione si prefigge di ricreare un legame sociale tra le comunità e all’interno di esse, attivando percorsi utili per la realizzazione di tali obiettivi.

Pur consapevole di non fare da deterrente alle politiche governative improntate al neoliberismo, l’associazione culturale Aut Aut si pone in contrapposizione al sistema di lavoro mercificato e capitalistico, mirando alla costruzione di rapporti sociali antitetici alla logica del profitto. Non sarà questo progetto lo strumento per modificare radicalmente l’esistente, ma sarà lo strumento che ne minerà le fondamenta.

Il contributo che si vuol dare ad una critica radicale all’economia borghese si focalizza nella ricerca di nuove fasi organizzative del lavoro, partendo dalla formula “a ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo le sue necessità”.

Propone una nuova fase di elaborazione e rielaborazione del mondo del lavoro, agendo come soggetto capace di autorganizzare formazione, lavoro sociale, autoproduzione non sottomesse dal conflitto capitale lavoro, capaci di arginare precarietà e marginalità tramite cooperazione reale e socialità altra.

L’associazione Aut. Aut. è lo strumento che compagne/i si danno per costruire contropotere, per rilanciare un’opposizione al sistema concreto, vicino ai bisogni espressi dalla gente. Senza temere rischi e strumentalizzazioni si propone come soggetto di riferimento nella costruzione di una nuova identità del lavoro, in cui non si tenga conto dei vincoli mercantilistici ma delle nuove relazioni in costruzione. Per questo tra gli obbiettivi rientra anche il tentativo di uscire dalla logica del terzo settore di mercato, delle esternalizzazioni, del lavoro sociale organizzato capitalisticamente, instaurando un sistema di socializzazione del lavoro inserito in un’ottica di appartenenza alla comunità. La prospettiva di realizzare un progetto capace di rendere l’uomo libero dal lavoro salariato si esplica indicando come fondamentale il bisogno di organizzare un sistema di redistribuzione del reddito all’interno dei soci svincolato dal rapporto di lavoro, con l’indicazione di una salario uguale per tutte/i, frutto del lavoro sociale che sta alla base dell’associazione. Bisogna uscire dal parassitismo del terzo settore sottolineando una nuova fase produttiva autorganizzata e condivisa, nella fase di elaborazione come nella fase d’attuazione.

In un mondo dominato dalla cultura dell’immagine, è necessario trovare il collante tra le diverse sfaccettature della nostra società in cui non c’è più spazio per vivere ma solo per vederlo fare. Tra i molti che sopravvivono manca però un legame relazionale, dovuto ai ritmi di lavoro che vengono imposti, e così lavoratori, precari, studenti, migranti, ovvero la classe lavoratrice, non riescono a organizzare sistematicamente un’opposizione a questo stato di cose. La condizione oggettiva di sfruttamento che il lavoro comporta, implica un nuovo momento di discussione in cui ognuno deve essere soggetto attivo. Si vuol fare emergere un nodo essenziale nel progetto che riguarda il rapporto che intercorre tra i vari attori sociali che sono legati a doppio mandato dalla idea madre della società neoliberista, la precarietà. La precarietà non è più un concetto che si sintetizza nella flessibilità sul posto di lavoro, ma è una condizione che si realizza in tutta la società. La fabbrica sociale del modello di produzione neoliberista rende la precarietà una condizione esistenziale, trasversale alle diverse categorie. Si afferma sul posto di lavoro, tra gli studenti, tra i migranti; diventa una caratteristica fondamentale della violenza del sistema che di giorno in giorno ogni sfruttato vive. Una condizione questa, che rende vincente le politiche governative di assoggettamento, restie a fare concessioni ad un mondo del lavoro ed ad una società in piena evoluzione.

 Per ciò, il compito che l’Ass. Aut Aut vuole portare a termine rientra proprio in questa contraddizione. Identificando in precari, disoccupati e migranti, il fulcro della società del domani, pone in essere un luogo di incontro e confronto, dove la propria soggettività abbia la possibilità di esprimersi. Viviamo in una società dove si precarizza la vita, il lavoro, dove non esistono diritti sociali e le garanzie costituzionali vengono sistematicamente eluse dai poteri forti, politici e produttivi.

La critica alla società contemporanea non si ferma solo all’analisi complessiva della sua struttura, ma vuole interpretare anche le dinamiche del bisogno che sono espresse dai soggetti interessati,

Posted in Chi Siamo?. Commenta: (0). Trackback:(0). Permalink
«Next post | Previous post»