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In questo editoriale, l’ultimo prima della pausa estiva, la redazione del progetto Gramigna vorrebbe fare una breve riflessione sulle ultime, pessime, evoluzioni del cosiddetto “problema sicurezza” nella nostra città.(continua)

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Università: studenti e precari uniti contestano Modica

gramigna | 07 Dicembre, 2007 13:05

Finalmente gli studenti e i precari si uniscono per denunciare l'aziendalizzazione dell'Università. Riportiamo il documento distribuito durante l'iniziativa.I precari e gli strutturati del personale tecnico-amministrativo, gli studenti, i precari della ricerca e della didattica, le organizzazioni sindacali e le RSU dell’Università, colgono l’occasione della presenza a Pisa del ministro Mussi e del sottosegretario Modica per denunciare la propria ferma opposizione alle attuali politiche di gestione dell’Università.

Il 4 dicembre 2007, il Senato Accademico dell’Ateneo pisano ha ratificato il bilancio approvato dal Consiglio d’Amministrazione una settimana prima. Questo bilancio, pur tra cifre e tabelle incomprensibili ai più, dimostra chiaramente il volto più arrogante dell’autonomia finanziaria: in un’università che è sempre più un’azienda subiscono una vergognosa limitazione i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e la garanzia di servizi agli studenti. L’obiettivo primario, da raggiungere ad ogni costo, è far quadrare il bilancio.

È normale, dunque, che questo bilancio contenga tagli a tutti i servizi, dal servizio bibliotecario, ai fondi per il lavoro a tempo determinato, a quelli per la ricerca e la didattica, mentre l’unica voce che gode di un incremento del budget è quella per l’edilizia dei dipartimenti.

E’ evidente che questi tagli colpiscono le componenti più deboli: i lavoratori vedranno non rinnovati i loro contratti o dovranno accettare contratti peggiorativi rispetto ai precedenti; gli studenti, a fronte di un continuo aumento delle tasse, che costituiscono una delle voci più importanti delle entrate dell’università, vedranno diminuire i servizi e la qualità di didattica. È scandaloso poi che siano stati azzerati i fondi per le sostituzioni per maternità, fatto che costituisce un palese rischio di discriminazione per tutte le lavoratrici.

Crediamo che le responsabilità di questa situazione sia da ricercare sia nelle politiche del governo centrale, che nelle scelte di gestione del nostro Ateneo. Questa duplice responsabilità è resa ben evidente da alcuni semplici dati: da un lato, è evidente lo squilibrio tra la dinamica di crescita dell’ FFO (54,4% dal ’95 al 2006) e quella della spesa per il personale dell’Università di Pisa (94,6% nello stesso arco di tempo). D’altro canto perché la spesa per il personale è praticamente raddoppiata, mentre l’incremento del personale è stato solo del 3% (corrispondente a 101 unità)? Per spiegare questo fatto basti pensare che Pisa ha un numero di docenti ordinari (in assoluto, non in percentuale) di gran lunga superiore a quello di molti atenei di dimensioni maggiori.

 

Pertanto chiediamo:

 

-         che il Governo si impegni a stanziare i fondi necessari per le stabilizzazioni di tutta quella fascia di lavoratori e lavoratrici precari, senza i quali tutte le Università italiane non potrebbero funzionare;

-         che l’Università di Pisa blocchi i passaggi di carriera per reperire invece fondi per nuove assunzioni;

-         che l’Università di Pisa smetta di escludere tutte le componenti dell’Ateneo dai processi decisionali.

 

Fino ad ora la situazione è stata tenuta in piedi grazie alla responsabilità del personale, che è cosciente di dover garantire un servizio importante, ma le condizioni di precarietà imposte dall’Ateneo senza nessun rispetto per la dignità dei lavoratori e per il diritto degli studenti di usufruire di servizi di qualità ci spingono a dichiarare lo stato di agitazione.

 

 

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