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In questo editoriale, l’ultimo prima della pausa estiva, la redazione del progetto Gramigna vorrebbe fare una breve riflessione sulle ultime, pessime, evoluzioni del cosiddetto “problema sicurezza” nella nostra città.(continua)

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Ingiustizia sociale: sentenza choc a Firenze, 7 anni ai denunciati del 1999.

gramigna | 29 Gennaio, 2008 10:10

 

Firenze – Il 26 gennaio i movimenti antagonisti hanno organizzato a Firenze un corteo di protesta contro il processo che si sta svolgendo nel capoluogo toscano e che vede come imputati 13 compagn*  accusati di resistenza aggravata per aver manifestato e scioperato il 13 maggio 1999 quando il Governo D’Alema decise di bombardare la Serbia. Così più di 2.000 persone hanno manifestato contro i processi per reati sociali, con un corteo che si è snodato nelle vie del centro della città.

Il 28 gennaio il Tribunale di Firenze ha condannato a sette anni di reclusione i tredici imputati per gli incidenti al Consolato USA del 13 maggio 1999 in occasione dello sciopero/manifestazione indetto dal sindacalismo di base contro la partecipazione dell’Italia alla guerra nei Balcani. La condanna risulta essere più pesane addirittura della richiesta del Pm, che già ingiusta e grave, prevedeva per “resistenza a pubblico ufficiale 4 e 5 anni di condanne.

Ma sette anni per un corteo che fu pacifico, e che davanti al consolato USA vide un reparto di  Celere ed uno di Carabinieri caricare gente inerme a mani nude, sembra essere l’ennesimo attacco alla libertà di dissenso, alla libertà di essere contro. Famosa fu l’immagine della signora anziana presa in pieno volto dal calcio di fucile di un carabiniere che fu trasmessa persino da Striscia la Notizia.

Riportiamo la sequenza dei fatti raccontata  da Movimento Antagonista Toscano e Confederazione Cobas:

Il 13 maggio 1999 lo sciopero delle organizzazioni di base fu un grande successo (a Firenze 3.000 in piazza). Lo sciopero dimostrò la possibilità di lottare contro la guerra NATO nei Balcani, guerra sostenuta dal governo di allora, guidato da D’Alema, e definita da CGIL-CISL-UIL “una contingente necessità”. A corteo concluso davanti al Consolato Americano partirono, senza preavviso, durissime cariche poliziesche: candelotti sparati ad altezza d’uomo, 5 manifestanti costretti alle cure ospedaliere, mentre tanti altri contusi evitarono gli ospedali. L’atteggiamento delle forze dell’ordine fu conseguente alla circolare D’Alema-Iervolino ("perché non vengano tollerate manifestazioni contro basi militari e sedi governative").

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