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PISA COME BEIRUT ?

In questo editoriale, l’ultimo prima della pausa estiva, la redazione del progetto Gramigna vorrebbe fare una breve riflessione sulle ultime, pessime, evoluzioni del cosiddetto “problema sicurezza” nella nostra città.(continua)

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Bando per 30 alloggi Apes a Pisa. Le case vuote, però, resteranno ancora vuote.

gramigna | 18 Marzo, 2008 19:52

Pisa – L’Apes ha reso noto che entro il 16 maggio le famiglie indigenti potranno fare domanda per entrare in case sociali (32 in tutto) al Cep. Le case saranno cedute con affitto concordato e per 50 anni saranno di proprietà dell’azienda pisana per l’edilizia pubblica. In più saranno costruiti e venduti 5 fondi commerciali e 5 alloggi. Sono previsti più o meno 100 posti letto suddiviso tra gli appartamenti. Per l’operazione sono richiesti quasi 5 milioni di euro, di cui più di 3 milioni provenienti dal ministero e 1 milione e mezzo da un mutuo e dalle vendite dei fondi.

Possono fare richiesta cittadini italiani, comunitari o extracomunitari, avere un reddito convenzionale non inferiore ai 14.120 euro e non superiore ai 38 mila euro,non avere proprietà, usufrutto o uso di alloggio alle proprie esigenze familiari nel comune il cui valore catastale sia uguale o superiore a quello di riferimento della regione Toscana, non essere più di cinque, risiedere o lavorare nel comune, non avere avuto precedenti assegnazioni di alloggi realizzati con contributi pubblici o statali.

L’amministrazione comunale continua a non guardare in faccia la realtà. Dinnanzi ad un bisogno forte e diffuso, si nasconde dietro la costruzione di 32 alloggi sociali. Meglio di niente, ma comunque insufficiente. Se si calcola il patrimonio immobiliare della città, e la relativa domanda di alloggio sociale, ci rendiamo conto di come sia inadeguata la risposta delle istituzioni. Solo con gli alloggi degli enti pubblici (vedi università, Comune, Apes, Inps, Inail, telecom etc…) si sarebbe superata la soglia dei 31 proposti da Comune e Apes. Se a questi si aggiungessero i 400 appartamenti sfitti, l’ExEnel di Ricucci o palazzo Pampana la situazione migliorerebbe di sicuro e non solo per la  prima pagina del Tirreno. La legge permetterebbe la requisizione, strumento a termine  utilizzabile solo nel caso di necessità. Il bisogno di casa non è una necessità? Andrebbe chiesto all’esercito di lavoratori e lavoratrici precari\e che non possono comprarsi nemmeno un televisore a rate. La cultura del debito, peraltro, non è sicuramente “socialmente” proponibile.

Il comune intervenga per garantire a tutt* gli aventi diritto un alloggio. Gli strumenti non gli mancano.

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