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In questo editoriale, l’ultimo prima della pausa estiva, la redazione del progetto Gramigna vorrebbe fare una breve riflessione sulle ultime, pessime, evoluzioni del cosiddetto “problema sicurezza” nella nostra città.(continua)

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Rapporto Usaf: le basi europee e italiane con armi nucleari Usa non sono sicure

gramigna | 22 Giugno, 2008 10:38

La maggior parte delle basi militari europee in cui vengono custodite le armi nucleari statunitensi sul continente - fra cui i siti italiani di Aviano e Ghedi Torre (provincia di Brescia) - non rispettano i necessari standard di sicurezza: è quanto si legge in un rapporto dell'aeronautica militare statunitense, sotto la cui responsabilità si trovano gli ordigni.

Il rapporto - diffuso dalla Federazione degli Scienziati Americani sul suo sito - nota come in quattro Paesi europei, Belgio, Germania, Olanda e Italia (Ghedi Torre) la sorveglianza di alcuni siti sarebbe stata affidata a personale di leva straniero (quando dovrebbero essere sotto sorveglianza di personale specializzato statunitense) con meno di nove mesi di esperienza e molte strutture avrebbero bisogno di lavori di ammodernamento.

Una bomba termonucleare di tipo B-61 - un ordigno tattico di potenza dieci volte superiore alla bomba sganciata su Hiroshima - possiede dei meccanismi di sicurezza che impediscono di farla esplodere anche se venisse trafugata. Tuttavia, sarebbe possibile rimuovere e utilizzare il materiale radioattivo per fabbricare una "bomba sporca". Il rapporto conclude consigliando di "consolidare" le risorse nucleari statunitensi in Europa ovvero, secondo gli analisti, di trasferire gli ordigni in basi gestite unicamente da personale militare americano.

Si tratterebbe però di una decisione dagli aspetti legali complicati. Sebbene tecnicamente di proprietà statunitense, gli ordigni nucleari nelle basi della Nato dovrebbero essere in caso di necessità trasportati da apparecchi appartenenti al Paese ospitante, in base a un accordo (bilaterale, senza coinvolgimento della Nato) di "condivisione della responsabilità" che per alcuni
Paesi risulta politicamente assai scomodo.

Secondo le stime degli esperti vi sarebbero attualmente in Europa fra le 200 e le 350 bombe nucleari tattiche (di cui una cinquantina sarebbero ad Aviano e tra le 20 e le 40 a Ghedi), in un momento in cui le aeronautiche militari della Nato sono impegnate in operazioni convenzionali ed antiterrorismo e la deterrenza nucleare, a vent'anni dalla fine della Guerra Fredda, non è più una priorità.

Tra Italia e Stati Uniti esiste un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell'associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: Stone Ax (Ascia di Pietra). Nel settembre 1991, dopo il crollo del muro di Berlino, il presidente George Bush padre aveva annunciato il ritiro di tutte le testate nucleari montate su missili o su mezzi navali. In Europa erano rimaste 1400 bombe atomiche in dotazione all'aviazione. In dieci anni il numero si è ridotto di circa due terzi. Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61 -3, B 61 - 4 e B61 - 10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima, è può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l'opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche. È stata abbandonata la strategia della distruzione reciproca assicurata, che prevedeva armi nucleari sempre più potenti con uno scopo esclusivamente dissuasivo. Ora gli Stati Uniti vogliono produrre bombe atomiche tattiche di potenza limitata, e non escludono di servirsene contro i paesi che considerano terroristi. Almeno due di questi paesi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri in Italia.

Fonti: rainews24, peacelink

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