Arrestati rom a Pisa: intervengono Africa Insieme e Rebeldia

Altre cinque persone sono finite in carcere, ieri, nell’ambito
dell’inchiesta sugli scontri tra Rom macedoni e kosovari nei campi alla
periferia della citta’: il PM Giancarlo Dominijanni ha emesso cinque
nuovi provvedimenti di fermo, sulle base delle stesse accuse che nei
giorni scorsi hanno portato in carcere venticinque persone.

Intanto
prosegue il dibattito in citta’ sull’episodio. Le associazioni del
Progetto Rebeldia – Africa Insieme, Mezclar e Laboratorio Rebeldia –
hanno inviato alla stampa locale un comunicato
nel quale giudicano "molto grave" la vicenda degli scontri tra i due
gruppi, "per fortuna" – osservano – "fermati in tempo".

Le associazioni
stigmatizzano le polemiche "di cui non si sentiva il bisogno: poiche’,
infatti, le persone arrestate sono Rom, alcune forze politiche hanno
pensato bene di utilizzare un fatto di cronaca per attribuirne la
responsabilita’ ad un gruppo etnico". "Si e’ invocato", prosegue la
nota, "il fallimento dei programmi di accoglienza: ma che c’entra una
politica di integrazione sociale in favore di una intera comunita’ con
le responsabilita’ penali dei singoli? Se alcune famiglie italiane
alloggiate in case popolari venissero sorprese in flagranza di reato,
dovremmo concluderne che non bisogna piu’ dare le case popolari a
nessuno? O non, piuttosto, che debbono essere perseguiti a termini di
legge i singoli responsabili? E che c’entrano i beneficiari dei
programmi di accoglienza che non hanno commesso alcun reato, con coloro
che invece si fossero resi responsabili di atti illegali? Debbono
pagare tutti indiscriminatamente, solo perché Rom?". Secondo le tre
associazioni, le dichiarazioni degli esponenti del centro-destra sono
fuorvianti anche dal punto di vista della sicurezza. "Se un
insegnamento si puo’ trarre da questa brutta vicenda", si legge ancora
nel comunicato, e’ che l’ordine pubblico si garantisce perseguendo individualmente
i responsabili di reati. E’ esattamente quel che è accaduto in questi
giorni. Si sono ricercati gli autori dei reati, assicurandoli alla
Magistratura: non si sono sgomberati indiscriminatamente i campi nomadi,
ne’ si sono criminalizzate intere comunita’. Anche a questo si deve
l’efficacia dell’azione che ha consentito di prevenire fatti più
gravi". Sparare nel mucchio, confondere gli autori dei reati con un intero gruppo etnico– osservano ancora le associazioni -, "non è solo discriminatorio, e’ anche un pessimo servizio che rendiamo alla sicurezza".
"La gravita’ di quel che è accaduto", conclude il comunicato, "dovrebbe
impedire a tutti di strumentalizzare questa vicenda per fini politici
che le sono evidentemente estranei. Per quanto ci riguarda, chiediamo
che le indagini procedano, e che la Magistratura accerti le
responsabilita’ attraverso un regolare processo" (Leggi il testo integrale del comunicato in formato PDF).

Sull’episodio si registrano anche le prese di posizione della cooperativa sociale Il Progetto
– direttamente impegnata nei programmi di accoglienza dei Rom – e
dell’assessore alle politiche sociali della Provincia, Manola Guazzini.

La cooperativa Il Progetto
esprime "vicinanza all’Assessore Macaluso e alla giunta comunale per
quanto accaduto in questi giorni". La solidarieta’ agli amministratori,
scrive il Presidente della Cooperativa Giacomo Riparbelli, "e’ dovuta
per il coraggio che l’Assessore ha manifestato in questi anni
affrontando i difficili processi di relazione con le famiglie rom".
"Quello che e’ accaduto", prosegue il comunicato, "e’ grave e non puo’
essere privo di conseguenze, e proprio questo ci dice che e’ necessario
intervenire ulteriormente perche’ pezzi di popolazione non siano
abbandonati a loro stessi, alle loro faide, alla loro poverta’, alla
loro disperazione e solitudine". "Le politiche sociali", conclude la
nota, "sono per loro natura lastricate di fallimenti, ma
proprio per questo e’ necessario chiedere, rivendicare, urlare che non
siano ridotte, abbandonate o peggio ancora delegate a chi se ne occupa
di mestiere".

L’assessore Manola Guazzini rivolge il suo "pieno e sentito
ringraziamento" per l’operato della Procura e delle Forze dell’Ordine,
che hanno "stroncato sul nascere quella che appare come una faida tra
gruppi rom, che poteva avere maggiori conseguenze". "Su questa
vicenda", prosegue la nota dell’assessore, "voglio esprimere la piu’
ferma condanna e la mia indignazione". Al contempo, Manola Guazzini
polemizza con le forze politiche del centro destra, che hanno chiesto
provvedimenti di espulsione, e invita a "non prestare ascolto a queste
voci, che oltre a suscitare un ingiustificato allarmismo propongono
soluzioni difficilmente praticabili". "Bisogna evitare", prosegue la
nota, "di prendere a pretesto questo e simili episodi per arrivare alla
condanna sommaria di un popolo. Tra pochi giorni ricorre la Giornata della memoria
in cui ricordiamo il genocidio degli ebrei, degli omosessuali e degli
zingari. Cio’ mi induce a condannare ogni forma di intolleranza e
razzismo verso i rom che ho visto riprendere in questi giorni". "Al di
la degli aspetti giudiziari", prosegue Guazzini, "la vicenda impone di
interrogarci sul nostro sistema di accoglienza: a questo proposito
voglio sottolineare l’importanza e la necessità di proseguire questo
cammino. La causa ultima di queste violenze sono proprio le sacche di
marginalita’: che possono essere contrastare attraverso il percorso
intrapreso dalle nostre istituzioni, mirante all’integrazione in
un’ottica di promozione dei diritti di cittadinanza". "Ritengo",
conclude la nota dell’assessore, "che il solo pugno di ferro non possa
risolvere il problema; non possiamo illuderci di risolvere i problemi
di sicurezza se non eliminiamo le situazioni di emarginazione e disagio
sociale".

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