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In questo editoriale, l’ultimo prima della pausa estiva, la redazione del progetto Gramigna vorrebbe fare una breve riflessione sulle ultime, pessime, evoluzioni del cosiddetto “problema sicurezza” nella nostra città.(continua)

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Livorno, sfrattata una famiglia con bambino malato di 4 anni

gramigna | 07 Marzo, 2008 21:00

Livorno - (Senze Soste) Una famiglia composta da madre, padre e tre figli piccoli, di cui uno gravemente malato, è stata sfrattata quest'oggi per morosità dall'abitazione in cui risidedevano, in piazza della Repubblica. Una famiglia rimasta intrappolata in un cambio di intestazione dell'affitto a cui il proprietario si è opposto nonostante la famiglia volesse continuare a pagare. Una cinquantina di attivisti appartenenti al comitato Senza fissa dimora, all'area antagonista e all'Unione Inquilini, insieme ovviamente alla famiglia interessata dal provvedimento, ha avviato dalle 10 di questa mattina fino alle 6 del pomeriggio, dal'interno dell'abitazione, una trattativa con la proprietà, l'ufficiale giudiziario, la Digos e la Questura.

Clamorosamente assente l'amministrazione comunale: un'assenza politicamente gravissima che testimonia l'incapacità dei dirigenti e dell'assessore preposto - al di fuori delle cosiddette "graduatorie" - di gestire la sempre più grave emergenza abitativa che sta interessando la nostra città come ha confermato lo stasse Ufficiale Giudiziario presente allo sfratto che ha parlato di una situazione ormai insostenibile. L'Ufficiale ha testimoniato che ormai i casi come questo sono all'ordine del giorno e colpiscono anche famiglie "insospettabili". Anche in questo caso l'affitto del bilocale con scaletta a chiocciola e soppalco era di 700 euro al mese. Tuttavia nella città dove Il Tirreno intervista un'imprenditore edile come Cagliata e gli fa domande sulle sue abitudini a tavola, la presa di coscienza della cittadinanza su una questione emergenziale e drammatica come quella della casa è ancora lontana da essere nelle priorità politiche dell'amministrazione.

Paradigmatico il fatto che nessuno del Comune, dall'assessore Alfio Baldi agli altri dirigenti, abbia neppure preso in considerazione l'ipotesi di trovare un'albergazione di emergenza che, a quanto pare, dovrebbe essere coperta per la durata di una settimana dagli stessi attivisti che hanno partecipato al picchetto.

E altrettanto paradossale appare il fatto che, per cercare di trovare una soluzione positiva alla vicenda, si sia smosso perfino un sottosegretario, che ha personalmente chiamato questura e prefettura (solitamente il percorso è inverso) sollecitando - invano - una rapida e positiva soluzione.

La situazione sta precipitando e il Comune non ha più spazi di emergenza abitativa, spazi multifamiliari dove i morosi possono andare per un periodo transitorio per evitare di stare per la strada che rappresentano l'unica via d'uscita per coloro che sono sfrattati per morosità visto che la legge non prevede tutele. Altresì le soluzioni sono ormai ridotte all'osso anche per chi partecipa al bando per le case popolari visto che anche le opportunità di edilizia popolare sono ormai minime.

La situazione è esplosiva, 700 sfratti all'anno, quasi tutti per morosità. Ma in città molti non vogliono vedere. 

(red.)

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