“…e quindi mi ha detto vieni a Pisa…”

Il Viaggio. Prospettiva di realizzazione: Giovanna

Abbiamo incontrato Giovanna a casa, seduti su un divano, davanti ad un
caffè.

Giovanna è una giovane mamma che ha lasciato la sua casa ed i suoi amici
per seguire un consiglio, per cercare di soddisfare al nord il bisogno di
crescere una figlia.

Ci siamo incontrati dopo pranzo, poco dopo che aveva finito di lavorare,
abbiamo parlato del più e del meno, ci ha detto della sua bambina e dei
capricci che faceva al supermercato.

Poi le abbiamo chiesto di parlarci della sua esperienza fuori dal suo
paese, come aveva affrontato le difficoltà e gli stimoli che vengono offerti a
chi lascia la propria terra.

Giovanna viene da S.Giovanni Rotondo, in Puglia.

Il bisogno di lavoro
l’ha spinta a scegliere di venire qui a Pisa, anche perchè a S.Giovanni le
opportunità lavorative non offrono molte scelte, come la maggior parte delle
località del meridione, dove quasi sempre le offerte di lavoro si riducono a
due o tre alternative.

E’ lei stessa a sottolineare che "gli unici posti di lavoro
sono quelli offerti dagli alberghi
, in servizi dati in appalto e bisogna lavorare
nelle cooperative o nelle imprese di pulizie"
e nessuno di questi
offre un contratto a tempo indeterminato che consenta di fare progetti a lungo
termine, tantomeno di mantenere una famiglia.

Ha deciso di seguire sua sorella, studentessa qui a Pisa, accettando il
consiglio di suo cognato che le diceva che probabilmente le opportunità
lavorative offerte sarebbero state maggiori.

Le cose però si sono rivelate immediatamente complicate. Giovanna non è
una persona che sta ad aspettare che il lavoro le cada dal cielo, e comincia
subito a contattare tutte le agenzie interinali e a distribuire i curriculum in
alberghi e ristoranti, ma sono pochi quelli che rispondono con una
convocazione, ma "
solo per contratti a
tempo determinato: uno a quaranta ore settimanali per delle sostituzioni
in un albergo e uno di due ore al giorno per le pulizie dalle 6:00 alle
8:00".

Dopo qualche mese arriva una proposta di lavoro un po’ più seria,
Giovanna viene chiamata a lavorare in una fabbrica "sempre tramite
agenzia e sempre con il contratto a quaranta ore settimanali. Prendevo
all’incirca quatto euro e sei centesimi l’ora netti
[…]
ma a me non serve che se lo facciano un problema
loro, a me interessa che loro mi trattino come vorrebbero esser trattati loro,
dato che comunque lavoro […]

All’inizio
per portare più soldi a casa lavoravo anche dodici tredici ore al giorno
in modo che a fine mese potevo riuscire a portare una somma “normale”,
nemmeno tanto alta per poter prendere casa".

E il problema
della casa
non è stato meno difficile da risolvere. Inizialmente è stata
ospitata dalla sorella, ma il bisogno di autonomia e soprattutto la voglia di
portare su sua figlia l’anno spinta a cercare casa da sola, anche a costo di
affittare una stanza in casa con altri ragazzi.

Puntualmente però
quando venivano a sapere che Giovanna aveva una figlia disdicevano gli impegni
presi.

Le si presenta però
un’occasione d’oro: una casa intera da risistemare per soli 400 Euro al mese di
affitto. Non poco anche perchè lo stipendio di un lavoro come quello di
Giovanna è di circa 500 Euro mensili.

Decide comunque di
portare sua figlia con se nonappena sistema la casa, come voleva lei insomma, e
sicuramente è un passo importante, ma che si porta dietro altri problemi, come
il mantenimento dell’iscrizione all’asilo.lei ha "girato tutti gli
asili
a pagamento, mi hanno tutti chiesto quattrocento cinquanta
cinquecento euro al mese e io non ce la faccio a fare tutto[…]".

Avrebbe pure diritto
ad un’integrazione all’affitto, attraverso un contributo regionale, ma le
condizioni del suo contratto di locazione non glielo consentono, insomma un
problema tira l’altro, senza contare il fatto che Giovanna per spostarsi da
casa a lavoro deve viaggiare col pullman e ha fatto l’abbonamento mensile, 63
Euro, che non le viene rimborsato dal datore di lavoro perchè "
non ti paga nessuno per il fatto che comunque tu viaggi
per lavorare
".

Altri colleghi come lei venivano dal sud, per diverse ragioni, ed alcuni , anzi la maggior
parte, "
hanno dei contratti
assurdi vengono pagati meno di me perché io ero stata assunta tramite agenzia
loro invece con la cooperativa e quindi all’ora prendono tre euro e ottanta e
ogni mese sulle loro buste paga vengono detratte le “trattenute corpo” che
ancora ora non si sa cosa siano".

L’esperienza vissuta
da Giovanna è paradigmatica. Certo gran parte dei problemi legati al
trasferimento da una città all’altra sono per lo più di carattere finanziario,
ma non sono sicuramente gli unici.

Lei ha dovuto
ripartire da capo, farsi nuovi amici, conoscenze che le consentissero di
sapersi muovere in un ambiente nuovo, diverso da quello in cui era cresciuta.

La casa, il lavoro e
la famiglia sono gli elementi che hanno determinato le scelte di Giovanna,
l’abbandono di casa sua.

Scegliere di partire
però non implica sempre la possibilità di "scegliere di restare", in
questo caso è stata Pisa la meta, ma avrebbe comunque dovuto essere un’altra
città perchè, lo abbiamo visto, il sud continua ad essere un punto di partenza,
sempre meno o quasi mai un punto di ritorno o una meta.

Sono tantissimi ogni
anno i "terroni" che "scelgono" di partire, tanti gli
studenti, i braccianti, i laureati che non trovano la possibilità di
realizzarsi nella loro terra, a Pisa Giovanna ne ha conosciuti tanti in
fabbrica, sua sorella era già qui con il suo ragazzo, noi stessi che scriviamo
veniamo da giù.

Spesso
all’allontanamento di uno di noi corrisponde poi il trasferimento a ruota di
amici o parenti, si trovano micro-comunità di siciliani, pugliesi, sardi e
calabresi, tutte con storie simili…

Esiste quindi ancora
un legame con la terra d’origine?C’è la prospettiva o la possibilità di un
ritorno?

 

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