Tutti a Genova: Dopo 6 anni ancora non c’è giustizia


 

Dopo giorni di tensioni medianiche che
farneticavano violenze e teppismi il 17 Novembre sarà ricordato come il giorno
del corteo dei centomila che continuano a chiedere giustizia per quei giorni e
quel dolore. Nonostante le provocazioni delle autorità e di Trenitalia che
hanno tentato di impedire  ai
manifestanti di arrivare a Genova ottenendo in cambio solo una gran brutta
figura resa evidente dal successivo dietrofront imposto da chi a Genova voleva
arrivarci e che perciò ha bloccato le stazioni di mezza Italia. Anche la
carovana toscana è stata costretta ad occupare le stazioni di Pisa e
La Spezia (Sosta durata ben due ore e che ha visto un
imbarazzato Questore dovere scusarsi con i passeggeri).

Il corteo dei centomila si è snodato tra le
vie intimorite di Genova dove nel luglio 2001 si riunirono gli otto grandi
della terra e le forze dell’ordine uccisero un giovane, Carlo Giuliani, e
massacrarono migliaia di manifestanti,  ed è stato ben chiaro il messaggio che portava
con sé: il siamo tutti sovversivi del movimento post arresti del 2001 e 2002 si
è riproposto con tutta la sua forza. Rifiuta l’idea che per i fatti di Genova la
gente possa andare in galera e rifiuta il fatto che una giustizia inefficiente se
la possa prendere sempre con i più deboli. Il 17 Novembre il popolo dei
movimenti non ha chiesto solo la libertà per i 25 processati per cui sono stati
chiesti più di 250 anni di carcere, o per gli arrestati del Sud Ribelle, ma ha
chiesto la libertà di parlare, di opporsi ad un sistema; a Genova si diceva “un
altro mondo è possibile”, ora forse bisognerebbe dire che un altro mondo è
necessario.

 

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