La lucha camina: riflessioni dopo la proiezione di “Contra poder rapporto al Che”

A quarant’ anni dalla morte del Chè viene realizzato
un video documentario dalle brigate per la solidarietà e per la pace in
latinoamerica, che attraversa alcune esperienze di lotta ed autorganizzazione
di movimenti popolari in alcuni paesi del continente sudamericano. Il
documentario come spiegato dalla voce in sottofondo proprio nella prima parte,
si intitola rapporto al Chè, e ci vuole raccontare attraverso l’ immagine del
più grande rivoluzionario della seconda metà del novecento cosa accade oggi in
quel continente, che da cinquant’ anni a questa parte non ha mai smesso di
ribellarsi allo strapotere del vicino nord america, e che ancora oggi disegna
in sè le esperienze più avanzate di alternativa e resistenza al potere
capitalista. Il video realizzato evidentemente con passione, va in onda venerdì
30 novembre presso lo s.a. Newroz di via Garibaldi, tra una partita di
biliardino e una birra, parte la proiezione alle 22. Dopo una parte iniziale di
presentazione le immagini raccontano per prima, l’ esperienza del movimento
indigeno anticapitalista Boliviano Pachacuti. Numerose interviste ai
rappresentanti del movimento, unite ad immagini di vita quotidiana e alcune di
repertorio, raccontano le lotte di massa combattute dai popoli indigeni negli
ultimi 7 anni in Bolivia. Si descrivono le battaglie del 2001 e 2003 contro la
privatizzazione di acqua e gas, vinte dal popolo Boliviano che per giorni e
giorni assedia le città del paese; conquistando dove si può i palazzi comunali
e dove non è possibile dandoli alle fiamme come nel caso dei palazzi
ministeriali di Caracas. Attraverso le lotte del popolo Boliviano, i governi
del potere corrotto e delle multinazionali sono stati sconfitti in Bolivia e
come sappiamo, oggi con il governo Morales molte cose sono cambiate in meglio,
ma il movimento Pachacuti che è stato certamente uno dei fautori delle vittorie
del popolo boliviano, coltiva il sogno della nazione indigena che coincide come
ripetuto più volte nelle interviste, con la liberazione dall’ imperialismo dal
capitalismo e del razzismo. Infatti “l’ identità indigena” è considerata non
come un appartenenza razziale, ma come un modo di vivere la comunità non
incentrato sul denaro ma sull’ uomo.

Intanto la sala è stracolma e il fumo si arrampica
sulle pareti rendendo l’ aria più intensa, mi distraggo un momento assorto a
guardare le facce dei miei vicini di sedia che hanno l’ aria di voler bruciare
anche loro qualche cazzo di ministero, quando mi rigiro siamo già in Guatemala.
La cooperativa Nuevo Horizonte nel nord del Guatemala è stata fondata da “ex”
guerriglieri, infatti dal 96 anno degli accordi di pace, il movimento di
liberazione Guatemalteco abbandona la lotta armata e decide di fondare una
grande cooperativa che si autosostiene e non solo, riesce anche a fornire
servizi ai villaggi vicini come ad esempio l’ assistenza medica e l’ istruzione
primaria e secondaria. Il documentario prosegue portandoci nella vita
quotidiana della comunità: entriamo nel mobilificio, nel mulino, nella scuola,
nella clinica, nel pollaio e altrove. Il sogno di Nuevo Horizonte è riuscire a
costruire una piccola università, in ogni caso all’ oggi la cooperativa più che
essere  un importante movimento di lotta,
rappresenta un interessante modello di gestione economica e politica,
comunitaria in tutto e per tutto.

Il nostro rapporto al Chè si conclude raccontando
storie di mobilitazioni e lotte argentine. E’ proprio nella patria del Chè che
infatti in seguito alla crisi finanziaria del 2001 nascono interessanti
movimenti di contestazione al neoliberismo e anche di contro-potere. Alcune di
queste realtà sebbene il movimento si sia molto affievolito sono ancora attive.
Il movimento piquetero Teresa Rodriguez è una di queste, il movimento nasce e
cresce nella metropoli di Buenos Aires. Dal 2001 sono cambiate molte cose,
negli ultimi due anni però la lotta vive una fase di rafforzamento e a tutt’
oggi il movimento è occupante di un intero quartiere dove vivono 5mila
persone.  L’ assemblea di quartiere
rappresenta il momento decisionale della comunità, il lavoro ed i servizi sono
autorganizzati compreso il lavoro di fabbrica che negli ultimi anni ha visto
vivere esperienze (anche di grossa portata come nel caso della Zanon, una
fabbrica di ceramiche)  importanti in
quanto viene messa in crisi la figura stessa dell’ imprenditore che come
sostengono ed hanno vissuto migliaia di operai argentini non serve a niente se
non a sfruttare il lavoro di terzi. E’ ormai circa mezzanotte quando finisce il
filmato ed gli spettatori tra una partita di biliardino una birra e un po’ di
musica latinoamerica, sognano la loro casa occupata la loro fabbrica senza
imprenditore, e ogni tanto qualche ministero dal tetto fumante e non perché è
inverno!       

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