Salvatore Cuffaro condannato a cinque anni in primo grado.

I pm trasmettono gli atti per il commissariamento: la decisione al Governo

“Non mi dimetto”. Così Salvatore
Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia, subito dopo la condanna a cinque
anni e la sospensione perpetua dai pubblici uffici nel processo sulle “talpe”
mafiose.
 “Totò dimettiti!” chiedono a gran voce la sinistra radicale, Azione
Giovani, parte di Forza Italia e di Alleanza Nazionale ed alcuni blog che hanno
promosso una raccolta di firme contro il Presidente. Un corteo spontaneo è
partito dal presidio contro l’inceneritore di Bellolampo convocato da
AltraPalermo ed ha aggregato molte persone, circa duemila, fra cui spiccavano
le bandiere dei partiti del centro-sinistra. Hanno partecipato anche alcuni
centri sociali (Ask 191 e ZetaLab) ed i Cobas, mentre l’ex-Carcere,lo storico
centro sociale palermitano, ha deciso di non scendere in piazza con i partiti.

Leoluca Orlando, portavoce
nazionale dell’Italia dei Valori, sconfitto duramente nelle recenti elezioni
comunali di Palermo da Cammarata (FI), lancia una manifestazione nazionale a
Palermo per sabato prossimo, “primo appuntamento della campagna elettorale per
le elezioni regionali anticipate” e ne prepara un’altra per il 23 febbraio. Ma
già oggi l´idea è di fare sparire tutte le bandiere, perché a sfilare in
direzione di Palazzo d´Orleans dovrebbero esserci anche numerosi elettori di
centrodestra.

La sensazione che Cuffaro dia le
dimissioni e che siano indette nuove elezioni si fa più forte, soprattutto dopo
la trasmissione degli atti dei pm al commissario nazionale
De Lucia per una eventuale rimozione del Presidente dall’Assemblea Regionale
Siciliana visto che il dispositivo della sentenza prevede la sospensione dai
pubblici uffici; provvedimento che in ultima istanza toccherebbe al governo in
carica e che segnerebbe l’ennesimo primato vergognoso per la Sicilia: il
commissariamento di una intera regione.

Arriviamo
al tasto dolente: il Governo si è fino ad ora astenuto dal commentare la sentenza
Cuffaro, limitandosi a dichiarare fiducia nella magistratura. Adesso che è
proprio la magistratura a chiamare in causa una decisione politica sul destino
della Sicilia stupiscono le differenze di posizione dei DS e della Margherita
siciliani. Se Lumìa (vice presidente della commissione antimafia) continua a
chiedere le dimissioni del Presidente, non sfuggono le prese di posizione dei
vari Salerno (presidente della provincia e dell’Università di Enna), Galvagno e
Crisafulli. Quest’ultimo in particolare afferma: “Il presidente Cuffaro rimarrà
in carica sperando che possa lavorare con tranquillità nell’interesse della
Sicilia. Certo per lui sarà difficile operare, dopo la sentenza, ma speriamo
che riesca, con la sua grande vitalità, a concretizzare iniziative che possano
far crescere l’isola”.

Dichiarazioni
in controtendenza, visto che il governo Cuffaro non ha approvato in un anno e
mezzo un solo progetto di legge degno di nota.

Anche
fra i partiti del maggioranza va registrata un’allontanamento dalle posizioni
dell’UDC di difesa a spada tratta del Governatore “perseguitato” dalla
magistratura. Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale
siciliana, è la personalità che per prima si è esposta affermando che non c’è
nulla da festeggiare in una sentenza di condanna, diventando automaticamente
uno dei papabili alla successione di Cuffaro.

Ieri intanto si è riunita l’Assemblea regionale
siciliana per approvare il bilancio. Cantafia (Sinistra Democratica) aveva
annunciato una mozione di sfiducia al Governatore, sostenuta dal PD.
Il segretario siciliano del PD Genovese: "Con questo atto comincia
la nostra campagna per arrivare alle dimissioni del presidente".
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