Uranio nell’acqua e nei fiumi. In Francia il nucleare non è nè pulito nè sicuro.

PARIGI – Alla faccia del bravo Matteoli che vuole il nuceare in Italia e dell’altro megalomane di Berlusconi che ne vuole costruire 1000 in tutto il mondo, ecco che in Francia una sciagura è stata sfiorata per poco. L’Autorità per la sicurezza nucleare francese ha chiesto in
mattinata a Socatri, società satellite del colosso energetico Areva, di
sospendere l’attività del suo sito di trattamento nella centrale
nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, e di prendere "misure
immediate di messa in sicurezza". Dagli impianti di Socatri, a
Tricastin, si era verificata lunedì scorso una fuoriuscita di acque
contenenti uranio, con parziale riversamento nei fiumi circostanti.

GLI  ECOLOGISTI DOPO L’INCIDENTE ACCUSANO L’AREVA
Mentre
l’Autorità per la sicurezza nucleare (Asn) diffondeva messaggi
rassicuranti, gia’ nei giorni scorsi le associazioni ambientaliste
francesi erano sul piede di guerra dopo la fuoriuscita accidentale di
acque di scarico contenenti uranio dalla centrale nucleare di Tricastin
in due fiumi vicini. L’ associazione ecologista ‘Uscire dal nucleare’
accusa Areva, azienda proprietaria del sito, "di aver trattenuto
deliberatamente informazioni e di fatto, aver messo volontariamente in
pericolo la popolazione", e ha annunciato una manifestazione sabato
prossimo a Parigi. Parla invece di "dimostrazione che il nucleare non è
un’energia pulita" Greenpeace, che aggiunge: "Nicolas Sarkozy
chiaramente omette di precisare questo genere di ‘dettagli’ quando
annuncia in pompa magna il lancio di una nuova centrale Epr, per cui
Tricastin è uno dei siti possibili". Reazioni negative anche dalla
Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla
radioattività, che ha annunciato che sporgerà denuncia contro le due
società filiali di Areva responsabili del sito di Tricastin, Areva Cn e
Socatri, rispettivametne per "la sepoltura di più di 700 tonnellate di
scorie" e per "scarichi radioattivi nell’ambiente".
L’INCIDENTE
Sono
state mantenute per tutta la notte di martedi’ le misure di sicurezza
precauzionali nei comuni intorno alla centrale nucleare di Tricastin
dopo che, durante il lavaggio di una cisterna, parte di 30 metri cubi
d’acqua usata, contenente 12 grammi di uranio per litro, era
accidentalmente finita in due fiumi vicini. Divieto di attività
nautiche, bagno e pesca lungo il Gauffiere e l’Auzon, blocco della
distribuzione di acqua potabile e dei prelievi privati dai due fiumi,
oltre che dell’irrigazione dei campi nelle aree interessate dalla
fuoriuscita. La Commissione di ricerca e d’informazione indipendente
sulla radioattività (Criirad) aveva denunciato la "mancanza di
affidabilità" della centrale di Tricastin, spiegando che "il rischio
sanitario è effettivamente lieve, ma questo incidente, non
trascurabile, giunge in seguito a un numero crescente di altri
incidenti, che mostrano un degrado della gestione delle scorie su un
sito destinato invece a svilupparsi". Criticato anche il modo di dare
informazioni sull’accaduto: "l’utilizzo dell’unità di misura della
massa (il grammo) – ha aggiunto il Criirad – invece di quella della
radioattività (il becquerel) non rende conto dell’ampiezza della fuga".
La perdita, conclude la commissione, avrebbe riversato nei fiumi "uno
scarico più di 100 volte superiore al limite annuale". Si è fatta
sentire anche l’organizzazione ‘Uscire dal nucleare’, secondo la quale
"é impossibile che una tale fuga, contenente uranio, non abbia
conseguenze importanti sull’ambiente e sulla salute delle persone".

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