Ordinanza “antiprostituzione” per “pubblica decenza” e “decoro urbano” passata nel silenzio di Dicembre

Pisa – Un’altra vergognosa ordinanza, dopo quella “antiborsoni” e “antibaraccopoli”, ha la firma Marco Filippeschi. Oggetto: “misure di contrasto alla prostituzione su strada”. Soggetto proponente: Polizia municipale, con dirigenza di Massimo Bortoluzzi.
 
Passato in sordina durante il mese dei balocchi, il provvedimento del 17 Dicembre 2008 avrà conseguenze enormi e, in linea con i precedenti interventi nei diversi settori sociali, queste ricadranno perlopiù sui soggetti deboli.
L’ordinanza è stata messa a punto in Prefettura – con il potere attribuitole dalla Legge 125 del 24.07.08 (c.d. Pacchetto Sicurezza) -, unitamente ai Sindaci di Pisa, San Giuliano Terme (Paolo Panattoni) e Vecchiano (Rodolfo Pardini). I tre comuni sono uniti nel provvedimento dalla contiguità dei territori lungo la SS.1-Aurelia e gli assi viari giornalmente interessati da rilevanti flussi di traffico, ove appunto ha luogo il fenomeno della prostituzione su strada, che, secondo l’ordinanza, “per le modalità del suo esercizio, offende la pubblica decenza, turba gravemente il libero utilizzo degli spazi pubblici rendendo difficoltosa la fruizione o il libero accesso agli stessi e favorisce il verificarsi di situazioni igienico-ambientali pericolose per la salute pubblica nei luoghi frequentati dalle persone dedite alla prostituzione”.
 
Scorrendo le premesse dell’atto si legge poi che “l’attività di meretricio costituisce altresì grave pregiudizio alla sicurezza della circolazione per i comportamenti imprudenti di coloro che, alla guida dei propri veicoli, sono alla ricerca di prestazioni sessuali a pagamento, ovvero sono indotti in distrazione per l’abbigliamento indecoroso e indecente utilizzato per adescare i clienti”.
La prostituzione per strada non è contemplata come reato dal codice penale, ma ci hanno pensato loro a rimediare.
Viene così emanato il divieto di contrattare sulla strada prestazioni sessuali a pagamento e anche semplice fermata del veicolo inequivocabilmente diretta a tale scopo.
 
Le forze dell’ordine adesso hanno molti più strumenti a disposizione. Sono di quattro tipi le sanzioni in cui può incappare chi sarà sorpreso a violare la nuova ordinanza: quelle penali e amministrative previste dalle leggi in vigore (come ad esempio la denuncia all’autorità giudiziaria per favoreggiamento della prostituzione), quelle amministrative previste per le contravvenzioni al codice della strada (intralcio del traffico, eccetera), la maxi multa che può andare da trecento a cinquecento euro, sia per chi chiede sia per chi offre sesso, e il sequestro cautelare dell’auto del cliente in quanto «cosa servita a commettere la violazione».
 
La prostituzione sarà identificata nei “soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che per l’atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.
 
«La nostra azione – ha commentato il sindaco Marco Filippeschi annunciando l’iniziativa insieme ai colleghi di Vecchiano, Rodolfo Pardini, e San Giuliano Terme, Paolo Panattoni – è condivisa e combinata. Si tratta di una azione mirata che rientra nello spirito degli intendimenti del ministro degli interni Maroni»(Tirreno, 18 dicembre 2008).
 
Ancora una volta la giunta comunale (in questo caso sarebbe meglio dire LE giunte comunali) ha dimostrato la sua ottusa volontà di affrontare problematiche complesse e delicate con soluzioni frettolose e superficiali, che non fanno altro che colpire i soggetti più deboli e indifesi coinvolti, spesso loro malgrado, in tali problematiche. Come per quanto riguarda l’ordinanza “antiborsoni” e quella contro i campi abusivi, anche in questo caso la principale motivazione addotta è di carattere estetico: i borsoni dei venditori ambulanti, i campi abusivi, le prostitute sono brutti da vedere, offuscano l’immagine di città-vetrina che evidentemente la giunta ha in mente per Pisa.
 
Il problema non è costituito dal fatto che tante persone sono spesso costrette a svolgere lavori degradanti e difficili, o a vivere in condizioni degradanti e difficili. Il problema non è la ormai cronica mancanza di alloggi a prezzi dignitosi, la sempre maggiore difficoltà di trovare un lavoro, che si trasforma in impossibilità per chi è costretto a vivere la condizione di “irregolare”. Il problema è costituito dal fatto che queste situazioni vengono alla luce, mostrano il loro volto e reclamano giustizia. Da qui divieti ed ordinanze che risulterebbero ridicoli se non avessero conseguenze tragiche.
 
Fortunatamente, così come è avvenuto nel caso delle ordinanze antiborsoni e anti-campi abusivi, anche questa ordinanza ha già suscitato proteste, passate anch’esse, però, in sordina.
Due presepi per protestare contro le ordinanze su prostitute e barboni sono stati allestiti da don Armando Zappolini, parroco di Perignano, nel Comune di Lari (Pisa), nella chiesa di Santa Lucia. In uno, attorno alla statua di Gesù bambino, ci sono quelle di una prostituta e di un barbone, oltre a una borsa da venditori ambulanti, con prodotti falsificati e cd. Nell’altro, coperto da teli con riproduzioni delle ordinanze, manca la statuina di Gesù bambino. Don Zappolini, in passato, ha realizzato presepi dedicati agli sbarchi dei clandestini, introducendo in chiesa un barcone, o alla cassa integrazione alla Fiat con Gesù che nasceva in una carcassa di Panda.
 
Ridare voce a queste prime iniziative di protesta ed alle leggi che ci governano così subdolamente deve essere la molla per riappropriarci del nostro essere soggetti in questa città ed agire, perchè essa sia come la vogliamo. E dunque una città dove potersi esprimere, dove la marginalità trova spazio per vivere dignitosamente, dove il soggetto, e lui solo, decide sul proprio corpo, dove non regna il “decoro urbano”, ma la condivisione e la solidarietà nei diritti e negli spazi di vita. (red.)
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