Putignano e l’assassinio di un quartiere

Putignano è un paese. O forse lo era. Sicuramente è un quartiere della periferia pisana. Un posto, insomma, diviso in due da una cortina di ferro, ben rappresentata dalla linea ferroviaria che da Pisa centro punta verso sud. Un passaggio a livello, perennemente chiuso, che rappresenta un muro, teso a dividere Putignano sud-ovest da Putignano nord-est. La cortina è attraversata da due soli sottopassaggi, degradati e ben nascosti, per soli pedoni.
La prima parte del quartiere poggia su una grande arteria – la via Emilia -, l’altra parte su un’arteria altrettanto importante, la Tosco-Romagnola.
In principio Putignano era un paese, così lo ricorda chi ci vive da qualche anno. Il circolo, la piazza, i negozi, una via principale, la posta, le scuole di tutti i gradi, gli impianti sportivi e una chiesa grande e appena ristrutturata, dove gli scout si ritrovano la domenica e molti altri hanno possibilità di riunirsi.

Putignano però, il paese periferico – vicino da una parte alle case popolari de La Cella, dall’altra al quartiere popolare di Sant’Ermete - ha iniziato a trasformarsi sempre più in un dormitorio, grazie ai prezzi delle case più accessibili in confronto ai furti del centro. Adesso, a fronte di un nucleo storico di Putignanesi resistenti, si è ovviamente insediato un numero sempre maggiore di migranti, studenti e soggetti precari in genere. Questo quartiere deve far riflettere, perché è il paradigma di come, pur investendo molti soldi, si possa contribuire a degradare una zona che rappresenta un pezzo di storia. Ancora resistono molte delle passioni tipiche del paesino, ancora si coglie una certa vitalità politica, una passione per le idee, per cui battersi e per cui organizzare momenti di socialità. Negli ultimi anni il famoso circolo “la Pista” ha visto feste di vari partiti, tra cui la festa dell’Avanti – forte la presenza socialista -, la festa di “Liberazione” – a cura di Rifondazione Comunista – e ovviamente le varie feste e iniziative del Pd. Il Partito Socialista è ben presente nella zona, e il Pd ha addirittura una sede accanto al circolo, dove promuove varie iniziative e si occupa della realizzazione di un giornalino di paese che recapita direttamente nella cassetta della posta degli abitanti, insieme con molti altri volantini.

Putignano è, poi, il paese di residenza di Scaramuzzino che proprio qua, come capolista della “Sinistra arcobaleno”, si è aggiudicato il posto di consigliere in Comune, e presto ci riproverà probabilmente sotto la bandiera di “Sinistra e libertà”. Ovviamente il gran numero di residenti ancora presenti costituisce una grossa sacca elettorale, soprattutto per i partiti di una certa sinistra qui elencata. Qua ha preso piede, a suo tempo, un comitato popolare che ha portato avanti una lunga battaglia contro la proposta di raddoppio dell’inceneritore di Ospedaletto. Proposta al momento accantonata, per fortuna.
Sono rimasti un giornalaio, una merceria, un fioraio, un negozio di intimo, un panaio, un bar, un circolo per giocatori di biliardo, i fumi non molto lontani di un inceneritore che a volte rilascia pericolosi colori violacei. E poco altro. Gli elementi per un film neorealista da dopoguerra.
A proposito di cinema, proprio l’anno passato è stata fatta – sempre al circolo – una rassegna di film incentrata su Pasolini, iniziativa che ha interessato perfino i più anziani. In questo clima si è inserito un nucleo di migranti in continua crescita, ben integrato anche se costretto spesso a non poter partecipare agli eventi di natura sociale. Perlopiù per colpa di lavori massacranti che non lasciano le forze di fare molto altro.

In questo quartiere si è investito e non poco. Prima i lavori di ristrutturazione della chiesa, poi tutto il complesso residenziale situato nella zona dove fino a poco tempo fa sorgeva l’ex fabbrica di fiammiferi. Il tutto realizzato in tempi record. Quindi la piazza, completamente ristrutturata, e l’allargamento dei marciapiedi sulla via principale.

Perché allora il quartiere sta morendo?

Per prima cosa il complesso residenziale, di nuovissima fabbricazione, che segue gli standard attuali: villette e mini centri commerciali, niente spazi di aggregazione e poco verde. Il tutto affacciato su una grande arteria e con un passaggio a livello che impedisce di arrivare al circolo, alla scuola, alla chiesa e ai campetti da gioco con tutti gli impianti sportivi.

Poi un complesso scolastico degradato e mal funzionante, per quel che riguarda soprattutto le medie, la costruzione più recente. Quindi gli impianti sportivi, con un’area d’accesso davanti che fa passare la voglia di avvicinarsi. Le fogne a cielo aperto e, per finire, la nuova viabilità: il vero colpo di grazia.
Già l’idea della piazza non è stata compresa fino in fondo: eliminare i parcheggi di fronte al circolo può diventare un problema, specie se non si trovano altri spazi più a sud. In più, da ormai troppo tempo si aspetta un nuovo sottopasso pedonale per scavalcare il famoso passaggio a livello – “la cortina” – e a questo punto non si capisce come verrà integrato architettonicamente con la nuova piazza. Evitiamo accuratamente di portare avanti critiche di natura estetica sulla nuova architettura della piazza, non perché si pensino poco importanti, ma perché rispetto al resto è davvero poca cosa.
Il resto, infatti, è stato l’allargamento del marciapiede in via di Putignano. Una volta finiti i lavori la CPT ha fatto giustamente notare al Comune che, se i parcheggi sul lato della strada permangono, lo spazio si fa troppo stretto e il bus n°5 – che unisce Putignano al distante quartiere del Cep – non può passare se arriva una macchina nell’altro senso. Non c’è certamente da criticare l’allargamento del marciapiede in sè, piuttosto è mancata una progettualità che garantisse a tutti, pedoni, autoveicoli e al trasporto pubblico, di transitare agevolmente. Il Comune tramite il suo assessore alla mobilità David Gay, stupito e amareggiato (sob!), è costretto a mettere quindi un bel senso unico.


Clima di rivolta. Risultato scontato, visto che la nuova viabilità divide ulteriormente un quartiere che sembrava già messo peggio di Berlino prima della caduta del muro, con la differenza che qui sembra impossibile un ponte aereo.
Se si arriva da Sant’Ermete, giunti in via di Putignano all’altezza dell’immaginetta della Madonna troviamo il cartello del senso vietato. Se qualcuno disgraziatamente abita nella seconda metà della strada deve, a quel punto, girare in via dell’immaginetta, fare due cavalcavia, un altro paio di kilometri e poi, tranquillamente, può arrivare a casa, andare a scuola, a messa, o in qualche negozio, oppure al sovracitato circolino.
Un altro senso unico, di conseguenza, è su via Arginone e, senza elencare i vari percorsi possibili, il centro del quartiere risulta inaccessibile, a meno che non si voglia allungare il tragitto di un paio di kilometri, anche tre nei casi più gravi. Potete immaginare quali costi tutto questo produca a livello di consumi e conseguente inquinamento. Potete immaginare anche quale sarà il destino delle attività commerciali storiche presenti vicino alla piazza. Questo vuol dire uccidere un quartiere.

Perché tutto ciò?
Semplice: non esiste una programmazione a lungo termine. Questo è chiaro in molte zone della nostra città, ma qui ha avuto conseguenze drammatiche. Il Pd, che governa e che qui prende molti voti, ha sempre speso per questa zona, con il chiaro intento di tenersi buoni i suoi elettori più fidati, ma nonostante ciò ha fatto un vero e proprio disastro.
In tutto questo, mentre i socialisti e lo stesso Scaramuzzino (Sinistra Arcobaleno) gridano, ovviamente, allo scandalo, il Pd di Putignano continua a prestare il fianco a queste scelte drammatiche per il quartiere e preferisce lanciare le sue accuse altrove.
Già, perché la colpa del degrado in questo territorio non è la piazza pedonale che fa schifo, non è un marciapiede che ha riscritto “inavvertitamente” la viabilità di tutta la zona, non è una linea ferroviaria che divide in due il paese, insomma non sono tutta una serie di scelte urbanistiche capestro, che portano alla distruzione fisica del quartiere, alla trasformazione inevitabile in semplice dormitorio, dove tutto chiude e rimangono solo strade deserte accessibili ai pullman, pronti a portarti lontano da un posto invivibile, NO! Il problema sono i Rom.

La campagna preferita dei nostri locali “piddini” è quella contro i Rom. Inutile dire che quando un territorio è lasciato al degrado quei soggetti che, per varie ragioni, sono relegati ai margini estremi della società vi trovano spazio, lontani dalle luci del centro. Proprio attraverso la penna di tale Veronica Sbrana, presidentessa del circolo Pd, vari sono stati gli attacchi ai Rom in zona comparsi sui giornali locali (che bene si prestano). Attacchi che non solo hanno colpito chi sostava abusivamente in zona ma, addirittura, chi il terreno su cui poggiava se lo era comprato adibendolo, tramite caravan o casette in legno, ad abitazione più decorosa e ordinata di molte altre presenti in questa ormai desolante periferia (vedi i macedoni dietro il cimitero). Perché andare a covare odio contro chi si arrangia dignitosamente, mentre gli amministratori continuano a distruggere il territorio?


Domanda stupida.
Non c’è da chiedere il perché, c’è da capire che chi continua a creare “l’allarme sicurezza” ad arte, soprattutto in quartieri periferici, ha una sola intenzione: distogliere gli abitanti dal problema reale, la destrutturazione ad opera degli amministratori di un territorio che smette di avere la connotazione di “territorio pubblico”, costruito e modellato per il bene comune. Territorio che diventa solo una zona dove mettere in azione tutta una serie di misure, poco calibrate e senza un minimo di lungimiranza o di visione d’insieme, volte ad incrementare il consenso elettorale.

Quale modo migliore di procacciarsi elettori, di questi tempi, se non attaccare gli indifendibili Rom? Si prevede dunque che, sulla base dell’enorme porcata appena fatta sulla viabilità, per ritrovare voti i “piddini” locali dovranno soffiare ancora di più sulla fiamma dell’intolleranza?
Intanto David Gay, dopo le proteste, fa sapere che forse i nuovi sensi unici si potranno sostituire: sono in studio in circoscrizione nuove idee per rimodellare nuovamente la viabilità, anche se per adesso non hanno palesemente idea di quale possa essere il modo per uscirne.
D’altronde, spiega Gay, chi poteva prevedere che allargando il marciapiede e lasciando la fila di parcheggi, un pullman e una macchina nell’altro senso potevano avere dei problemi? Chi lo poteva prevedere? Anche un bambino, ad esempio!
Ponticelli, a Napoli, è stato l’emblema di questo meccanismo: mentre a livello comunale gli amministratori continuano a fare scelte che distruggono e degradano i territori, nei quartieri i circoli del Pd gridano alla caccia al Rom. Fu là che venne da loro prodotto il tristemente famoso manifesto che invocava la cacciata dei Rom e, dopo pochi giorni, alcuni cittadini raccolsero l’invito e appiccarono il fuoco ai campi. Con i Rom all’interno e con il plauso di Forza Nuova (già una volta a Pisa, Forza Nuova ha ringraziato il sindaco).
Continueranno dunque ad uccidere i nostri quartieri, insistendo a volerci far credere che dobbiamo prendercela con chi sta peggio di noi ed è costretto ad accamparsi sulle rovine di uno spazio un tempo pubblico.

Filippeschi ha avuto la faccia tosta di venire pure ad inaugurarla, la piazza, una settimana prima della sorpresa della nuova viabilità. Speriamo che qualcuno se lo ricordi.

"La redazione di Aut-Aut"

Questa voce è stata pubblicata in Editoriali. Contrassegna il permalink.