Appello in favore degli imputati tarantini in “associazione sovversiva”

Riceviamo e pubblichiamo:

Nel mondo, oramai, si e’ evidenziato maggiormente il distacco tra
chi gestisce le risorse della politica in maniera da lucrarci,
trovando necessario affamare le popolazioni, bombardandole, e chi
reclama a gran voce una vita fuori dal liberismo e per una società
più giusta, senza conflitti permanenti, per essere protagonisti
attivi nell’esercizio del cambiamento reale dal basso. Questa
categoria sociale eterogenea ha dato vita a momenti come quelli di
Seattle, di Genova, delle grandi mobilitazio ni contro la guerra, in
lotta contro questo processo (speriamo non irreversibile) di aut o-
annullamento del genere umano e del pianeta che lo ospita.

Proprio
Genova, nelle giornate del luglio 2001 è stato un grande passaggio
dove la guerra non fu dichiarata dal movimento bensì dalle forze
dell’ordine, e prima ancora da un potere sovranazionale tanto vuoto
d positività da doversi blindare, recingere. Cariche violentissime
contro chiunque passasse per le vie della città, lacrimogeni
sparati ad altezza d’uomo, colpi di arma da fuoco, blindati
lanciati a tutta velocità contro la folla, un giovane manifestante
ammazzato, il blitz sanguinoso alla scuola Diaz in notturna, la
tortura reintrodotta nelle caserme di Bolzaneto e Forte S.
Giuliano… Questo fu Genova: lo stato di diritto fatto a pezzi.
Da
quel luglio 2001 ad oggi, l’impressione che quella sia una data che
abbia segnato uno spartiacque e’ forte: da un lato l’esercizio
della gente di affrontare collettivamente il bisogno comune,
cercando di eliminare la delega (esperienze come in val di Susa, o
a Vicenza, o in quel di Grottaglie o nelle tante mobilitazioni
tarantine a difesa di salute, ambiente e a tutela del diritto al
lavoro, per chi lo ha e chi no), dall’altro l’esercizio scientifico
di rendere tutto plasmabile innescando paure e pregiudizi,
polverizzando i diritti elementari, carcerando fette di società.
Per coprire delle enormi porcherie servono i capri espiatori da
mostrare in pubblica piazza; ciò funge da esempio e serve a
comprimere le liberta’ individuali e collettive, svuotando di
contenuti proprio quelle enormi mobilitazioni che ci hanno visti in
gran parte protagonisti.

Le richieste di condanna che il pubblico ministero Perrone ha
chiesto, qualche giorno fa, per 18 persone di Taranto (per un
totale di 44anni) coinvolti nell’inchiesta per associazione
sovversiva datata 2002, sembrano collocarsi in questa logica. Basti
ricordare che le indagini nascono quando in questa città
spadroneggiavano in sequenza Cito e la Di Bello, contro le cui
politiche gli attuali imputati si batterono. Non serve ricordare
che cosa Cito ha rappresentato e quali rapporti privilegiava sul territorio (la sua vicinanza ad un’associazione malavitosa è
acclarata), che cosa la Di Bello ha costruito per questa città: il
peggior dissesto finanziario d’Italia del dopoguerra. In sostanza,
mentre in quel periodo il nostro territorio è stato sbranato da un
sistema affaristico-massonico-mafioso che per troppo tempo ha
goduto di varie connivenze di pezzi delle istituzioni, l’inchiesta
tarantina del maggio 2002 porge ad alcuni che si opponevano
l’accusa di associazione sovversiva di stampo locale(!), con reati
contestati ridicoli (lancio di uova, slogan, scritte di
contestazione, la partecipazione alle mobilitazioni di Napoli e
Genova durante i vertici del Global Forum e del G8, l’aver occupato
stabili in disuso restituendoli alla collettività per un uso
sociale) che produssero nell’immediato una settimana di arresti
domiciliari. Nelle inchieste di questo tipo, che si reggono con impianti accusatori fragili, serve l’uso di "effetti
speciali"(supercarceri, carabinieri incappucciati, ecc.), ma
proprio quella fragilità chiama in causa tutte le strutture del
territorio che si battono per i diritti della cittadinanza: le
strutture presenti allora ribadirono la loro solidarietà agli
imputati,reputando giusto screditare la montatura di un processo definito dai più come una farsa orchestrata scientificamente;le nuove lo fanno adesso.

L’espressione della solidarietà concreta nei confronti di questi
imputati non è altro che un pezzo di responsabilità collettiva
nella difesa dell’agibilità politica di tutti.
Invitiamo le associazioni, i comitati e tutti coloro che si
sentano colpiti da questa quotidiana aggressione alla libertà
individuale e collettiva a firmare questo appello ed a intervenire
materialmente all’ INCONTRO-DIBATTITO che si svolgerà venerdi 12
Marzo ore 17:30 c/o comitato di quartiere città vecchia arco
Paisiello 099-4716012

Vi chiediamo di esprimere la vostra solidarietà all’indirizzo e-mail:

processotaranto@yahoo.it

 
Cobas confederazione
Comitati di quartiere
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