Cuffaro è finito. Non il cuffarismo.

A Palermo e in tutta Italia
cannoli per festeggiare le dimissioni. Un presidio anche a Pisa.

Totò Cuffaro si è dimesso.

Questa
mattina si è presentato all’Assemblea regionale siciliana per annunciare le sue
irrevocabili decisioni, ricevendo applausi scroscianti e manifestazioni di
affetto e solidarietà da tutti i gruppi di maggioranza. Diciamo che se ne è
uscito “pulito”, evitando a tutti i siciliani l’onta di una presidenza
commissariata dal Governo nel sessantesimo anniversario della Costituzione
siciliana. Cuffaro, come Prodi ieri, ha annunciato che in questo modo avrebbe
dedicato  più tempo alla famiglia.

Entro tre mesi si torna alle
urne, e nel frattempo ci sarà un governo di transizione probabilmente sotto la
guida del vice di Cuffaro, Lino Leanza del Movimento per l’Autonomia di
Lombardo.

In questi giorni si erano levate
molte voci in Sicilia e nel resto del paese che chiedevano le dimissioni del
Governatore. L’ultimo intervento era stato quello del presidente di
Confindustria, Montezemolo: “Mentre gli imprenditori siciliani combattono con
coraggio contro il pizzo, il governatore della Sicilia viene condannato a 5
anni di reclusione e decide di restare al suo posto. Questa brutta istantanea
riassume bene i due volti del Paese e la distanza sempre più grande di questa
classe dirigente politica dal Paese reale, dai problemi dei cittadini”.

Palermo è comunque mobilitata, la
manifestazione di oggi contro Cuffaro, arricchita da una mezza tonnellata di
cannoli per festeggiare la notizia dell’ultim’ora, ha visto la partecipazione
di circa duemila persone, mentre buona parte del movimento si era data convegno
a Sigonella nel giorno di mobilitazione internazionale contro le guerre
lanciato dal Forum Mondiale di Porto Alegre. Allo stesso modo nelle altre città
italiane ci sono stati dei presidi organizzati dalla rete RitaExpress.

Anche a Pisa alcuni siciliani si
sono ritrovati in Piazza Garibaldi con qualche “sporta” di cannoli (circa
centocinquanta) e un volantino. Il “presidio al cannolo” è stato, oltre che
un’occasione di festa, anche un modo per ricordare i motivi dell’opposizione a
Cuffaro e al cuffarismo.

“La Sicilia ha vissuto per
sessant’anni sotto la cappa di una collusione mafiosa che ha impedito la
partecipazione e l’attuazione dello Statuto regionale e della Costituzione”,
scrivono i presidianti nel loro volantino.

La fine del governo Cuffaro è una
grande notizia per la Sicilia, ma è difficile che questo porrà fine alla
collusione tra mafia e politica. Anzi, lo stesso fenomeno del cuffarismo sembra
escludere che si possa parlare di collusione, del famoso “terzo livello”
elaborato dal pool Caponnetto negli anni ’90. Ormai la mafia non gestisce meri
pacchetti di voti da spostare a seconda del candidato, la mafia è la politica
in Sicilia. Il cuffarismo, se così vogliamo definirlo, non è morto con questa
sconfitta di Cuffaro, fra tre mesi lo vedremo rinverdito sotto la bandiera del
Miccichè o del Lombardo di turno.

La campagna elettorale è di fatto
aperta. Alcune voci insistono nel vedere un’interesse della Finocchiaro,
capogruppo alla Camera del PD, come candidata dell’Unione, mentre il PRC
siciliano per bocca di Giusto Catania insiste nell’identificare quel nome
ancora una volta in Rita Borsellino, sconfitta pesantemente alla scorsa tornata
elettorale da Totò con dodici punti di scarto.

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