Lettera delle associazioni alla Provincia sulla demolizione del complesso Marchesi.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera inviataci dalle associazioni: Biblioteca "Franco Serantini", ArtWatch Italia, Progetto Rebeldìa, Legambiente Pisa. Tale lettera è stata scritta  in seguito alle risposte polemiche e strumentali che sono uscite sulla stampa locale dopo la conferenza stampa della settimana scorsa

 

Al Presidente della Provincia di Pisa

P.zza Vittorio Emanuele II, 14
56125 Pisa
Oggetto: conferenza nazionale sul complesso “Concetto Marchesi” – Lettera aperta 
Egregio Presidente,la conferenza nazionale sul futuro del complesso scolastico “Concetto Marchesi” che si è tenuta a Pisa l’11 novembre u.s. ha evidenziato una serie di problematiche che desideriamo riassumerle: 
– intorno agli obiettivi della conferenza, promossa da un gruppo di architetti non pisani allievi o estimatori di Luigi Pellegrin, si era creato un pregiudizio di partenza, ossia che l’intento degli organizzatori fosse quello di difendere il complesso scolastico in quanto “opera d’arte”. In realtà, durante l’intero dibattito, nessuno ha usato questa espressione: neppure l’ispettore di zona della Soprintendenza pisana, che si è limitata a segnalare che l’edificio è da tempo inserito fra quelli considerati di interesse nazionale. Gli interventi si sono sviluppati piuttosto sulle condizioni di manutenzione del complesso, sulla maniera di conservarlo, sui costi, sulla sua compatibilità.
 
Il valore dell’immobile è stato posto in relazione con questioni di carattere culturale, sociale, didattico, funzionale, che poi erano quelle tenute presenti dal progettista. Infine è stato affrontato il tema del ruolo del complesso nella città attuale, in quanto appunto “scuola aperta”; 
– sarebbe stato interesse di tutti i presenti mettere a confronto l’ipotesi della eventuale demolizione o cambio di destinazione d’uso con un progetto di localizzazione e realizzazione delle due scuole interessate ma questo non c’è. Perciò è rimasta in sospeso ogni valutazione in merito alla tempistica dell’operazione, dimensionamento, analisi del rapporto costo/benefici, caratteri e funzionalità didattica del nuovo eventuale complesso, rapporti con la città e così via.
 
L’unico dato che è stato riferito è quello della collocazione presumibile: in via Bargagna, presso la nuova sede provinciale. Su ciò le opinioni espresse sono state assolutamente negative, perché lo spazio disponibile è insufficiente e comunque assai inferiore a quello impegnato attualmente, perché la costruzione eroderebbe quel poco che era rimasto (in previsione) del progettato “parco urbano”, perché collocherebbe la scuola fra due vie ad intensa circolazione veicolare con tutti gli inconvenienti che ne conseguirebbero, perché complessivamente sarebbe un peggioramento e non un miglioramento rispetto alla situazione attuale, se risanata; 
– nel merito del risanamento del complesso esistente sono entrati quasi tutti gli intervenuti. Da molti è stato rilevato preliminarmente che la Provincia non può eludere il problema delle sue responsabilità nell’aver determinato lo stato in cui versa il Concetto Marchesi, come è stato storicizzato perfino da ex dirigenti della Provincia stessa. L’insufficienza della manutenzione ordinaria, che si spinge fino a trascurare la pulizia quotidiana del porticato, è apparsa evidente in un sopralluogo condotto dai presenti prima della conferenza.
 
Molti hanno insistito sulla rimozione dell’obbrobrio delle cancellate: già a un primo confronto fra lo stato dell’interno e quello dell’abitato circostante si rileva infatti che queste sembrano recintare il degrado piuttosto che proteggerne la scuola. Poi, nel corso della discussione, sono emersi in proposito altri temi nodali. Si è notata per esempio una differenza notevole di valutazione dei costi della manutenzione straordinaria, che dall’ingegnere dirigente del Servizio edilizia sicurezza impianti presente in sala sono stati stimati in misura superiore di almeno tre volte a quelli riferiti da professionisti impegnati, fra l’altro, nel risanamento di edifici terremotati, che richiedevano anche interventi strutturali.
 
Poiché tali costi sono citati dalla Provincia come elementi dirimenti per l’abbandono dell’edificio, appare evidente che tali valutazioni meritano un approfondimento. Si è preso atto dell’intervento di manutenzione della copertura, per un importo di circa 1.500.000 euro, e ciò è apparso importante. Tuttavia è rimasto un dubbio: se l’impianto precedente aveva difettato, perché è stato ricostruito nella medesima maniera, come apparirebbe facendo il confronto fra il prima e il poi?
 
Si è recepita inoltre la notizia sugli alti costi del riscaldamento stagionale, ma si è rilevato che l’impianto non è sezionabile e che le condutture, in aria libera, in molti punti hanno perso la coibentazione. Su questi e altri temi analoghi la disponibilità ad approfondire da parte dei presenti è stata totale e un secondo incontro, sicuramente meglio preparato, sarebbe auspicabile; 
– in fatto di rapporti con la città si è molto insistito sul fatto che la dismissione della scuola comporta la contestuale dismissione di un’area attrezzata importante per i quartieri di Pisanova e Cisanello, che fu voluta in quella posizione dal piano regolatore Dodi Piccinato (1965) appunto per fare da cerniera tra l’abitato allora esistente e quello da costruire. In effetti da oltre un quarto di secolo ormai essa è per vocazione destinata al sociale oltre che alla didattica e come tale rappresenta una realtà consolidata che va difesa nella sua integrità: gruppi di pisani, associazioni e circoli si oppongono al suo smantellamento proprio per difendere questa sua peculiarità. 
In termini di attività connesse con la didattica, un rappresentante delle famiglie degli studenti ha riferito di un’iniziativa autogestita destinata a rendere funzionale la scuola al di fuori dell’orario di lezione con una serie di iniziative culturali: da ciò è emersa la notevole sottoutilizzazione degli spazi esistenti in funzione di tali suscettività. Una ex docente dell’Istituto tecnico ha fatto rilevare che non si tratta solo di tappare buchi qua e là ma di riconsiderare l’intero complesso alla luce delle richieste della didattica attuale. Un suggerimento del genere può aprire una discussione che in realtà avrebbe dovuto essere preliminare a ogni ipotesi di trasferimento della scuola esistente e di realizzazione di nuovi edifici scolastici. 
Tutto ciò, egregio Presidente, ha una sola controindicazione: l’improvvisazione. Il complesso Marchesi, pur con i suoi limiti di gestibilità che tutti hanno riconosciuto, è ormai una struttura ben radicata nella didattica e nel sociale. Rappresenta cioè, prima ancora che un patrimonio pubblico, un patrimonio del pubblico, con il quale qualunque amministrazione si deve confrontare in maniera più ponderata di quanto sia avvenuto nella circostanza che ha prodotto l’ipotesi della sua demolizione.
Biblioteca "Franco Serantini"
ArtWatch Italia
Progetto Rebeldìa
Legambiente Pisa
Pisa, 19 novembre 2009
 
Vedi anche:

Complesso Marchesi, la linea Tirreno-Amministrazione e la vera questione urbana.

Complesso Marchesi, la storia di uno spazio e di un tempo: architetti da tutta Italia alla conferenza contro la demolizione.

 
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