Trattamento Sanitario Obbligatorio in caso di sfratto.

Oltre hai già noti servizi psichiatrici territoriali, nati dopo la tanto
decantata chiusura dei manicomi, la psichiatria dilaga nella società anche
sotto altre forme, rivolta in questo caso a chi gli psichiatri stessi non
possono definire “paziente da curare”.
Premettendo che per noi nessuno è da curare dalla coercizione
psichiatrica, ci sembra comunque ancora meno accettabile il ricorso al
Trattamento Sanitario Obbligatorio in caso di sfratto.

Non è la prima volta che capita a Firenze. Già qualche anno fa avevamo
denunciato il caso di una donna marocchina sfrattata per morosità, portata
via sotto sedativi somministratigli da medici e paramendici del 118 al
momento dell’esecuzione dello sfratto stesso perché mostrava segni di
forte agitazione!

La donna in questione, per giunta, era anche incinta,
nonché madre di una bambina piccola con cui sarebbe finita in mezzo a una
strada.

L’11 gennaio 2008 il T.S.O. è toccato a Franco Bellini, 72 anni, invalido
al 100% di Scandicci, durante lo sfratto, o meglio l’’esproprio della sua
casa di Scandicci sulla quale dovrà passare la terza corsia
dell’autostrada.

I giornalisti indignati, gli psichiatri indignati, ma intanto lui è stato
sedato, portato via da una casa di sua proprietà, caricato in ambulanza e
ricoverato in un reparto psichiatrico. E tutto questo perché non voleva
abbandonare la sua abitazione, i suoi pianoforti, la sua terra, i suoi
animali. Sembrerebbero più che legittime le sue rivendicazioni, così come
la sua ferma volontà di non lasciare ciò che era suo e a cui era legato.

La sua lunga lotta contro la Società Autostrade, iniziata già negli anni
’50, visto che l’’autostrada stessa passava a un metro da casa sua, si
è così conclusa nel peggiore dei modi. Dopo il reparto, all’’ uomo è
stato riservata una camera in albergo, la promessa di un indennizzo, ma
solo la promessa, e dei soldi per una nuova casa che corrispondono a circa
un terzo del valore della casa abbattuta.

Oggi il signor Bellini e
l’’anziana moglie sono ancora in albergo, ma non più a spese del Comune,
che si è limitato a pagare fino al 21 febbraio, mentre dei soldi
dell’’indennizzo non se ne parla proprio. 

Questo evento ci porta a fare alcune considerazioni.
Innanzitutto il preoccupante ricorso al T.S.O. in casi di sfratto. La
psichiatria, qui come altrove del resto, arriva in soccorso delle forze
dell’’ ordine. Invece di ammanettare e di portare la gente a Sollicciano,
si preferisce chiamare l’’ambulanza e far intervenire un bel medico che
col suo rassicurante camice bianco ti spara una dose di sedativo.

Così,
bello rincoglionito, lo sfrattato in questione si opporrà sempre meno al
destino avverso che gli è toccato.

E non solo, starà qualche giorno in
reparto risolvendo anche il problema abitativo.

Come spesso abbiamo
sottolineato, riteniamo molto sottile, e a volte inesistente, la linea di
separazione tra polizia e psichiatria; ed eventi come questo mettono in
luce come la psichiatria intervenga laddove c’è chi si oppone, chi
contesta, chi lotta per la propria libertà e per i propri diritti contro i
poteri forti.

Riteniamo la possibilità di ricorrere al T.S.O. come l’’elemento centrale
che fa della legge 180 una normativa che continua a riconoscere un potere
estremamente coercitivo alla psichiatria, che, anzi, esce dalla riforma
ancora più libera di intervenire in maniera arbitraria, capillare e
punitiva.

Vorremmo infine far appello ai medici e ai volontari che lavorano sulle
ambulanze al fine di portarli a ragionare sulla barbarie e sulla violenza
che rappresenta un T.S.O., invitandoli a fare obiezione di coscienza a
simili pratiche.

Si fa un gran parlare della mostruosità dell’aborto, ma nessun Giuliano
Ferrara di turno nomina mai l’’ orrore psichiatrico, praticato
quotidianamente su centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

collettivo antipsichiatrico violetta van gogh-firenze

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