Comitati Rifiuti Zero: parte la lotta

Livorno – Si è tenuta questa mattina a Livorno la conferenza stampa
del Coordinamento Rifiuti Zero Toscana Costa, costituitosi circa due mesi fa
raccogliendo i comitati delle province di Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno
che aderiscono alla campagna internazionale “Rifiuti Zero entro il 2020”. Un tema importantissimo quello dei rifiuti, con governi ed
amministrazioni che purtroppo cavalcano l’ondata emergenziale della Campania
allo scopo di costruire nuovi inceneritori (che avvelenano, e di certo non
risolvono i problemi nel lungo periodo) e alimentare così gli interessi delle
solite lobbies a loro legate.

Nei primi interventi è stata subito sottolineata la
concretezza dell’obiettivo, anche con riferimento all’importanza del fatto che l’esigenza
di nuove strategie e politiche per lo smaltimento dei rifiuti sia sentita in
tutto il mondo (ne sono la prova le adesioni alla campagna di città quali San
Francisco, Buenos Aires, Canberra, Oakland e altre). “Rifiuti Zero” non è
dunque assolutamente uno slogan, ma un fine preciso da raggiungere attraverso
la lotta e azioni incisive.

In questa ottica, la prima iniziativa che i singoli
comitati stanno intraprendendo è quella di richiedere con decisione il rispetto
del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, il quale prevede che in ogni
Ambito Territoriale Ottimale debba essere assicurata una raccolta differenziata
dei rifiuti urbani pari ad almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008. Al momento
la media toscana è ferma al 31-32% circa.
 
Nel corso della conferenza stampa è stato messo in rilievo
come queste percentuali siano in sostanza il massimo risultato ottenibile
tramite la raccolta in strada, che dunque risulta insufficiente per il
raggiungimento degli obiettivi di legge suddetti. Urge una svolta, identificata
(anche da studi e statistiche) nella raccolta porta a porta. Un’impostazione
questa osteggiata da alcune parti (in maniera palesemente strumentale) sulla
base di quelli che sarebbero i maggiori costi; rilievi che non stanno in piedi,
se si pensa che, a fronte di una maggiore spesa per la raccolta, si
assisterebbe però ad un enorme risparmio sui costi di smaltimento. Le future attività dei comitati saranno incentrate sul
concetto che le amministrazioni non possono far finta di non vedere le
normative in materia, soprattutto se si pensa che i comuni che non
rispetteranno gli obblighi avranno un aggravio del 20% sulla tariffa di
smaltimento dei rifiuti indifferenzati.
 
Per questo motivo i comitati locali aderenti al
Coordinamento faranno partire delle lettere di diffida alle amministrazioni
comunali, domandando ai sindaci cosa intendano fare per mettersi in regola. In
mancanza di risposte, i cittadini dei comuni inadempienti potrebbero ricorrere
all’autoriduzione della tariffa pagata per lo smaltimento dei rifiuti. Perché
infatti pagare un aggravio che non dipende da loro, ma solo da cattiva gestione
e inefficienza di amministrazioni inadempienti agli obblighi di legge?
 
Altro aspetto fondamentale è quello dei finanziamenti. Le
amministrazioni possono ricorrere fino a tutto il 2010 a fondi regionali per
l’incremento delle raccolte differenziate pari a quasi 23 milioni di euro. Per
quanto riguarda Livorno, si parla di quasi 2 milioni di euro (per la precisione
1.906.219 euro). Sorge spontanea una domanda a Cosimi: ha intenzione di farne
uso? E come?
 
Parole dure poi nei confronti dell’assessore regionale
all’ambiente Bramerini, che parla a sproposito di “emergenza rifiuti alle
porte” per la Toscana col fine di evocare la necessità di realizzare nuovi termovalorizzatori,
e del Presidente della Provincia di Livorno Kutufà, che ha vergognosamente
puntato il dito contro i cittadini che a suo dire sarebbero i colpevoli delle
basse quote di raccolta differenziata. Il Presidente dovrebbe piuttosto fare
una forte autocritica in relazione alla percentuale che lui stesso aveva
fissato addirittura nel 2002 come obiettivo, ossia il 50%. Il fallimento è
palese, visto che Livorno si assesta sulla media regionale (31% circa). Ma è il
solito vizio: fissano i target, li falliscono per incompetenze gestionali e
incapacità organizzative, e poi la colpa è dei cittadini…
 
Il problema è che con questi amministratori non si va da
nessuna parte, e le attività dei comitati che operano nei vari ambiti da questo
punto di vista rappresentano un’enorme speranza per il futuro.
Il prossimo appuntamento sarà per la fine di
agosto, quando il Coordinamento si riunirà di nuovo per fare il punto della
situazione. Nel frattempo c’è da augurarsi che la sensibilizzazione
sull’argomento aumenti, e che la gente comprenda sempre di più che gli
inceneritori non fanno altro che spostare le sostanze tossiche dalle strade
direttamente nei nostri polmoni (i dati delle nanopatologie nelle zone degli
inceneritori sono inquietanti). Con buona pace di chi, aziende ed amministrazioni
asservite ad esse, vede il business dappertutto, calpestando la salute (e
svuotando le tasche) dei cittadini.

Franco Lucenti per SenzaSoste

 

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