Bilancio blindato, studenti tentano di assaltare il Cda. 6 i refertati in ospedale.

Stamani a Pisa è successo quello che mai si era visto in tanti anni di normale vita universitaria. Verso le 9.00 un presido si forma di fronte al rettorato, l’appuntamento dato dagli studenti di Università 2.0. vede la partecipazione anche di alcuni precari tecnici amministrativi oltre ai precari della ricerca e della didattica.

L’obbiettivo degli studenti era chiaro fin dal principio, detto più volte anche nell’ assemblea pubblica della mattina prima, "l’approvazione del bilancio non deve passare", "non c’è stata la tanto attesa discussione pubblica che il rettore aveva promesso nell’ultimo senato e non c’è stato modo di avere chiaramenti in merito ai tanti nodi che lasciano perplessi ampi settori dell’università su questo bilancio, che arriva in una situazione di profonda crisi, che non vogliamo ricada sulle solite categorie, cioè gli ultimi gradini della scala gerarchica nell’ateneo".

Gli studenti rivendicano il diritto ad avere risposte chiare, vogliono poter discutere sul futuro della propria università e quindi del proprio bilancio.

La chiusura da parte delle autorità accademiche, in primis del rettore Pasquali, è stata totale e spropositata.

cronaca:

Già di prima mattina il rettorato così come gli uffici amministrativi sono chiusi e presidiati da un buon numero di digossini e agenti in borghese, poco avanti in piazza Carrara è pronta la celere, tre le camionette piene, pronte ad intervenire e arrivate appositamente da Firenze.

L’obbiettivo degli studenti di bloccare i lavori diventa sempre più lontano, ma nessuno si da per vinto, dopo vari tentativi di fronte a palazzo Vitelli (uffici amminisrativi) si schiera la celere e per gli studenti è chiaro che bisogna cambiare strategia e punto d’entrata.

Passando per la facoltà di scienze politiche gli studenti si ritrovano dunque nel giardino comunicante con il rettorato dove c’è una vetrata che divide il cda dai contestatori.

Prima uno dei rappresentanti degli studenti si alza da dentro e si avvia verso una stanza dove una porta poteva far entrare tutti. La porta è incatenata, la polizia lo blocca, lo getta a terra e viene cacciato dal cda.

Da rilevare la violenza e i modi bruschi con cui la polizia, su chiaro mandato, ha agito fin dalla prima mattina.

Ai manifestanti, circa un centinaio, non rimane che mettersi a bussare a quei vetri che separano il bilancio, da loro, cercando appunto di infastidire e far sentire la presenza di qualcuno che reclama un momento di confronto.

Ad un certo punto di fronte agli occhi increduli perfino degli agenti della digos due delle piccole finestrelle, che componevano la vetrata, si rompono. C’è già da immaginarsi il richiamo ad atti di vandalismo a cui si attaccheranno i giornali, comunque per dirne una, basti pensare che tali "finestrelle" erano talmente fragili e precarie da essere chiuse con dello scotch da pacchi, nella sala del cherubino, si intende.

A quel punto i consiglieri si alzano e senza troppa confusione si avviano a barricarsi di nuovo in una stanza al terzo piano.

Mentre gli studenti si dirigono di nuovo sui lungarni di fronte al rettorato, una decina di persone si propongono per andare a vedere se ci sono altre vie d’entrata.

Il gruppetto trova un portoncino semiaperto nel retro, proprio mentre stava uscendo una persona adibita a ritirare i tappeti per la pulizia, con un rapido balzo riescono ad entrare e incominciano a correre avendo come unico obbiettivo la stanza del consiglio.

Da rilevare che per i ragazzi l’importante era che anche una sola persona entrasse durante la seduta del consiglio, in quel modo la presidenza avrebbe dovuto invalidare la seduta e far saltare i lavori.

Il gruppo che riesce ad entrare corre dunque passando per gli uffici arrivando fino al rettorato, lì la situazione si complica, vista la presenza massiccia anche all’interno di digos e polizia in borghese. La prima scena terribile si vede nel corridoio che va da palazzo Vitelli al palazzo "Alla Giornata", lì uno degli agenti in borghese si getta addosso ad uno di questi lanciando pugni e spinte coadiuvato da una agente.

Si scatena il macello, alcuni dei ragazzi vengono presi a pugni altri vengono semplicemente placcati, fermati e dunque minacciati. Si sprecano i commenti tipici da poliziotto hollywodiano quali, "ti spezzo un braccio bastardo, non fare resistenza" (quando palesemente non c’erano le intenzioni) e insulti vari. Passati dunque all’identificazione 5 ragazzi, continue e ripetute le minacce.

Alla fine grazie anche alla pressione dall’esterno (dal presidio) i 5 sono stati rilasciati. Il cda ha continuato ad andare avanti, almeno fino a quando non è stato approvato il bilancio, dopo il presidente non è nemmeno passato agli altri punti all’ordine del giorno, l’importante era fatto, basta chiacchiere.

L’epilogo è grave, due sono i refertati tra i manifestanti, uno dei quali è uscito con il collare, una prognosi di 8 giorni e l’obbligo di assumere giornalmente antinffiamatori, il secondo ancora non è uscito (17.30). L’agente donna, che insieme al "pugile" si è scagliata su uno dei ragazzi è andata a farsi refertare pure lei, ancora non si hanno notizie, sembra si lamenti di un pugno ricevuto allo stomaco, due invece i bidelli che hanno accusato malori.

Uno dei bidelli è quello che ha contribuito con spinte e calci a cercare di non far entrare i ragazzi dal portone, l’ altra non ha nemmeno partecipato all’azione, semplicemente è sconvolta per la paura. Nel frattempo sembra che la polizia stia obbligando anche altri ad andare in ospedale.

Il presidio creatosi fuori sui lungarni ha allestito un pranzo sociale, i banchi sono stati spostati in strada per permettere a chi vuole di studiare, continuando a bloccare il traffico. Gli studenti avvertono che non se ne andranno finchè la polizia non se ne sarà andata dal presidiare gli uffici dell’università.

Ovviamente a fine seduta i consiglieri, tra cui il rettore, sono stati fatti uscire dal retro, altrimenti le uova presenti su uno dei tavoli non sarebbero certo servite per pranzo.

17:30 Gli studenti se ne vanno dopo il ripiegamento delle forze di polizia, si è sciolta pure la seconda conferenza stamapa della giornata e intanto arrivano i primi comunicati sui fatti della giornata.

Stasera assemblea straordinaria a palazzo Matteucci.

Riportiamo di seguito il comunicato di Università 2.0:

COMUNICATO STAMPA

Alla fine le carte sono state scoperte, il rettore e il suo consiglio di amministrazione, suo in quanto sua emanazione, suo perché ha l’unico compito di approvare qualsiasi delibera che gli viene sottoposta, hanno approvato il bilancio previsionale del 2009.

Un bilancio approvato all’interno di un palazzo militarizzato, perché l’unica sicurezza che i nostri governanti vogliono, è quella di poter prendere in modo autonomo e non condiviso ogni loro scelta. Il bilancio approvato oggi si adegua senza compromessi alla legge 133, come esplicitato nella relazione tecnica, e conclude un percorso di immobilismo da parte delle istituzioni accademiche, che a parte qualche tentativo di cavalcare strumentalmente la protesta dell’onda, non si sono opposte minimamente al governo.

Come se non bastasse le istituzioni accademiche si sono rifiutate di fare autocritica: scelta politicamente necessaria, considerato che la legge 133 è soltanto l’ultima tappa di un processo che dura ormai da oltre un decennio e sempre condiviso dalle nostre istituzioni. Ma l’autocritica è mancata soprattutto sulla malgestione reiterata del nostro ateneo, la cui crisi finanziaria su cui fa leva tremonti per i suoi scopi è in realtà frutto di speculazioni edilizie, interessi baronali e di casta, promozioni selvagge da associato a ordinario, aziendalizzazione delle strutture, tagli ai servizi e alla didattica e precarizzazione di tutte le figure lavorative, a cui pero è lasciato l’onere di portare avanti la baracca. Nella sua relazione il rettore ha citato spesso in modo negativo la gestione universitaria precedente.

Ma alla luce degli studi del nostro tavolo di bilancio, sappiamo che questo è un becero tentativo di scarica barile in quanto leggiamo una perfetta continuità di scelte fra le varie amministrazioni susseguitesi Tutte queste scelte sono state prese da una governance gerarchica e verticista, e in occasione del consiglio di amministrazione di oggi ne abbiamo avuto ulteriore conferma. Già dall’ultimo senato accademico, si era chiesto e ottenuto formalmente, l’organizzazione di un evento pubblico in cui discutere tutti, rettore, studenti, docenti, ricercatori, amministrativi e precari, le scelte del bilancio prima della sua approvazione.

Questo evento è rimansto una promessa, e solo noi studenti abbiamo organizzato un assemblea d’ateneo in merito, in cui le istituzioni si sono ben guardate dall’esprimere la loro posizione. Inoltre per ottenere la sospensione della didattica siamo stati costretti ad occupare il rettorato per ore, nonostante la sospensione della didattica per un assemblea d’ateneo sia un diritto degli studenti. Il cda di stamattina era presidiato all’interno dagli uomini della digos e all’esterno dal reparto celere, per incutere timore al presidio degli studenti, e blindare la discussione del bilancio che, come volevasi dimostrare, è stato poi approvato.

Ma la volontà di incutere timore si è trasformata in repressione: prima quando è stato impedito con forza e violenza ad un membro del consiglio di amministrazione appartenente a università 2.0 di uscire dal rettorato per abbandonare la sede di una discussione fittizia; Poi quando un gruppo di cinque studenti entrati da una porta secondaria del rettorato, con la volontà di entrare nella sala del cda per invalidarne la seduta, sono stati respinti da diversi membri della digos riportando anche contusioni. Qualcuno ci accusa di violenza, ma siamo convinti che l’unica violenza vista oggi è quella di chi ha scelto, evitando qualsiasi confronto pubblico, di approvare un bilancio fallimentare, barricato dietro ad uno schieramento di forze dell’ordine.

Una situazione mai vista negli ultimi anni.

Università 2.0.

Riportiamo di seguito il comunicato dei precari della ricerca e della didattica:

Comunicato Stampa

Il nodo di Pisa della Rete
Nazionale dei Ricercatori Precari esprime la propria condanna per i vergognosi
fatti verificatisi oggi in Rettorato, durante lo svolgimento del Consiglio di
Amministrazione dell’Università di Pisa riunitosi per approvare la previsione
di bilancio per il 2009. L’estrema difficoltà economica in cui versa il nostro
Ateneo rende di assoluta importanza le decisioni assunte, decisioni – è bene
ricordarlo – che riguardano la gestione di denaro pubblico e il futuro di tutte
le persone a vario titolo legate all’Università di Pisa. In una simile
situazione sarebbe opportuna e dovuta la massima trasparenza dei processi
decisionali e una seria e coerente apertura al dialogo.

 

Le autorità accademiche hanno
invece optato per un Consiglio blindato, e per un bilancio altrettanto blindato.
In risposta al sit-in organizzato da studenti e precari, infatti, fin dal primo
mattino i lungarni e i palazzi sono stati presidiati da camionette delle forze
dell’ordine. Una reazione spropositata e inaccettabile, considerato soprattutto
il carattere assolutamente non violento che hanno avuto sinora le manifestazione
di protesta nel mondo universitario.

 

Pisa è diventata così la prima
università italiana dall’inizio della mobilitazione dell’Onda a consentire
l’intervento della polizia all’interno dell’Ateneo. Ciò ha implicato anche una
reazione violenta a danno di studenti che stavano protestando in modo pacifico
e legittimo. Un atteggiamento davvero stupefacente per le autorità accademiche
che, Rettore in testa, fino a poco fa amavano rappresentarsi come i
protagonisti della protesta.

 

Studenti e precari hanno chiesto
sempre al rettore e alle autorità accademiche trasparenza nella gestione
dell’Ateneo, dialogo per individuare possibili soluzioni alla crisi
dell’Università, momenti di confronto pubblico. Il governo dell’Università di
Pisa risponde con una chiusura totale e con il rifiuto di qualunque mediazione,
fino al fatto inaudito di richiedere l’intervento repressivo di polizia e
carabinieri.

 

Rete Nazionale dei Ricercatori Precari, nodo di Pisa

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