Navicelli, il canale che trasmette la guerra: NO alle trattative per l’ampliamento.

Riceviamo e pubblichiamo: E’ di pochi giorni fa la notizia di un accordo tra la Regione Toscana e
i comuni di Pisa e di Livorno per l’ampliamento del Canale dei
Navicelli, che collega la base militare statunitense di Camp Darby al
porto di Livorno. Il sindaco di Pisa Filippeschi annuncia non solo di
avere già trattative in corso con gli statunitensi per l’ampliamento del
canale, ma di aver chiesto al comando Usa di compartecipare ai lavori,
in cambio di agevolazioni che gli americani vogliono da anni: un
allargamento della darsena della base per permettere di manovrare più
imbarcazioni, per accelerare i trasferimenti di armi (convenzionali e
non) e altro materiale al porto, e da lì imbarcarle verso i nuovi teatri
di guerra.

Camp Darby ha infatti equipaggiamento e munizioni destinati alle forze
aeree e terrestri che operano nell’area mediterranea e mediorientale, e
la sua importanza strategica è destinata a crescere. Grazie ai lavori
sui Navicelli sarà ancora più facile e rapido portare la morte e la
devastazione dell’imponente esercito americano ovunque gli interessi a
stelle e strisce lo richiedano, come è già stato fatto per l’Iraq.

Pisa, Livorno e tutta la Toscana chiedono da sempre la riconversione
della base; anche il Consiglio comunale di Pisa ha approvato, il 18
gennaio 2007, una mozione per "la dismissione e la riconversione a usi
esclusivamente civili di Camp Darby". Filippeschi, il cui partito votò
compatto a favore, sembra quindi soffrire di amnesia, ma conserva un
tempismo politico perfetto: proprio mentre da una parte inaugura il mese
di iniziative "Pisa città per la pace e i diritti umani", dall’altra
annuncia che intende avviare un tavolo di confronto con i militari per
garantire loro un’infrastruttura che aggiunge efficienza alla macchina
di guerra.

E’ indicativo anche il luogo dove Filippeschi ne ha parlato alla stampa:
durante l’inaugurazione di un nuovo cantiere navale, cioè presso quei
gruppi imprenditoriali che hanno un interesse economico diretto in
questi lavori. Ancora una volta il primo cittadino decide simbolicamente
dove stare: sempre e comunque dalla parte degli affari e degli
affaristi, persino quando gli affari sono di guerra.

La cittadinanza era stata finora tenuta all’oscuro. E il Consiglio
comunale, è mai stato informato di queste trattative con la base americana?
Con quale faccia il sindaco rivendica la convergenza tra gli interessi
di sviluppo della cantieristica e gli interessi di guerra degli Stati Uniti?

Noi ci opporremo con tutti i mezzi a questo progetto: non possiamo
permettere che il nostro territorio diventi la portaerei americana
contro gli altri popoli del Mediterraneo e del Medio Oriente. I pisani
ne ricaveranno solo vergogna e pericolo.
Noi non saremo mai complici di simili scelte, che questo sindaco sta
prendendo nel silenzio più assoluto. Chiediamo quindi l’immediata
interruzione delle trattative con Camp Darby. Chiediamo che la società
civile e la politica pisana rinnovino ancora, pubblicamente e con forza,
la propria contrarietà alla presenza di questa base di morte, e ne
chiedano la conversione definitiva ad usi civili.

Ma se i lavori di Camp Darby cominceranno, annunciamo fin da ora che noi
saremo lì, a bloccarli, pacifici ma determinati, mettendo in gioco i
nostri corpi.

Laboratorio delle disobbedienze Rebeldìa
www.rebeldia.net

 
 
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