L’assessore alle politiche sociali si scaglia contro Rebeldia, le associazioni rispondono

Un paio di giorni fa, esattamente il 20 gennaio, l’assessora alle politiche sociali del comune di Pisa si è scagliata, tramite la stampa locale, contro il laboratorio Rebeldia, noto spazio pisano di aggregazione sociale per giovani, migranti e cittadini in genere, ricco di associazioni e di progetti autogestiti che lo riempiono tutti i giorni.

L’irascibile assessore, lancia toni duri, tali da far supporre che gli attivisti di Rebeldia abbiano centrato in pieno uno dei progetti meno "trasparenti" dell’amministrazione comunale. Di seguito ripercorriamo la polemica che sembra aver incendiato la coda, di paglia, dell’assessore.

Vinz

Il comunicato di Rebeldia:

Il protocollo d´intesa proposto dall´assessora Ciccone a Comune,
Provincia, Università e DSU nell´ambito delle politiche giovanili è un
pasticcio di vecchia politica.
Il Progetto Rebeldía ha criticato molti aspetti di questa operazione
poco trasparente, inefficace e priva di qualsiasi forma di
partecipazione; nell’interesse, sia della città, sia delle proprie
attività, in un clima che si fa sempre più pesante, intimidatorio.

C´è un motivo.


Il metodo del "nulla di sostanza" teorizzato dall´assessora Ciccone si
sta pericolosamente trasformando in concretezza, sperperando denaro
pubblico in un protocollo scellerato, ambiguo e poco comprensibile.

Dato che l’assessore Ciccone ha invitato più volte il Progetto Rebeldia
in Comune per tenerlo informato di questo protocollo le critiche che
poniamo sono fondate e riguardano proprio l’approccio vetusto e
inefficace di chi l’ha pensato.

Siamo sempre stati a favore di un dialogo pubblico e trasparente: per
questo è giusto che l’opinione pubblica sia informata dell’operazione
che sta dietro a questo invito.

Ora però i nostri 4 Enti hanno deciso di investire una somma pari a
360.000 euro (15.000 euro l’anno ognuno, per 6 anni), per l’affitto di
uno spazio da trovare sul mercato immobiliare, dove fare tutte queste
cose. In realtà gli Enti sanno perfettamente dove andranno questi
soldi: nel protocollo non viene detto esplicitamente, ma lo spazio è
già stato individuato in una palazzina in via Saragat, di proprietà
delle Ferrovie dello Stato. Si tratta di una struttura che ci era stata
segnalata come una possibile soluzione per Rebeldía, riscontrando un
nostro interesse, ma sulla quale il Comune non ha mai inteso fare una
progettazione seria e partecipata.

Nel luogo oggetto del protocollo, per espresso divieto, non si potranno
svolgere attività di spettacolo pubblico e si dovrà pagare un affitto.
È previsto a proposito un bando che funziona come una asta al rialzo:
in pratica, l’associazione (o il gruppo di associazioni) che offre di
più ha buone probabilità di vincere.
Si tratta di una maniera bizzarra di intendere il sociale, in cui si
confonde il volontariato con un centro erogatore di servizi, il terzo
settore con l’impresa. Fa effetto che proprio Enti come il Comune o la
Provincia di Pisa rivelino questa concezione burocratica e miope delle
«attività socio-culturali studentesche e giovanili».

Ma ci sono anche altri punti che non convincono. Proviamo ad elencarli, convinti di dare un contributo utile alla discussione:
– nel protocollo gli Enti sostengono di non avere propri spazi da
impiegare e per questo devono ricorrere al mercato immobiliare:
affermazione che non è supportata da alcuna relazione o studio al
riguardo, segno di una mancanza di progettazione e utilizzo delle
risorse interne;
– si vuole offrire uno spazio per le attività sociali alla città, ma a
breve termine: dopo 6 anni dovrebbe tornare al proprietario, con buona
pace dei 360.000 euro presi dai contribuenti;
– nel protocollo gli amministratori investono soldi pubblici per uno
spazio ancora da individuare, mentre sanno che si parla di via Saragat:
perché allora non avviare una trattativa con le Ferrovie invece di
buttare soldi per un affitto con un’operazione poco trasparente?
– si considerano le attività sociali come se fossero una merce da
stoccare in un magazzino qualsiasi: manca una qualunque considerazione
complessiva della zona in cui si va a operare, senza la minima
progettualità urbanistica sui bisogni e i caratteri del quartiere;
– si arriva al paradosso di imporre una ‘scatola chiusa’, pretendendo
l’attività sociale senza momenti di socialità; si parla di cultura ma
la si amputa della musica, del teatro, dei cineforum, dei dibattiti,
dello sport e di qualsiasi attività di carattere pubblico: cose di cui
la città ha un gran bisogno (si veda il dibattito sulla ‘movida’ nel
centro storico);
– l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario e
l’Università stornano fondi destinati alle borse di studio e alle
attività degli studenti, mentre sarebbero altri i capitoli della spesa
universitaria da alleggerire in un momento di difficoltà economica
(indennità di carica, spese di rappresentanza, ecc.).

Aggiungiamo una considerazione generale che riteniamo importante in
questa sede. Pisa è una città d’arte e come tale dovrebbe valorizzare
la cultura in ogni sua forma. La musica è forse la forma d’arte più
popolare: sicuramente la cultura musicale è parte integrante della
Cultura con la C maiuscola. L’atteggiamento di attacco e chiusura
rispetto al mondo della musica è quindi contrario ad una politica di
sostegno e incentivazione della cultura stessa, fatto questo che
risulta particolarmente incomprensibile quando sia messo in atto da
un’Amministrazione che si trova, appunto, a gestire una città d’arte.

Per questi motivi riteniamo che il protocollo d’intesa tra il Comune,
la Provincia, l’Università e il Dsu sia l’espressione di un approccio
poco adatto ad affrontare le questioni relative ad attività sociali e
giovanili.

Il Progetto Rebeldía non ha paura di un bando pubblico, ma non vuole regalare alle Ferrovie soldi pubblici.
Il Progetto Rebeldía non si lamenta con le istituzioni, ma è a loro
disposizione per costruire una città più vivibile e partecipata.


Progetto Rebeldía

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

La risposta infiammata dell’assessore tratta da La Nazione del 20/01/10: Ciccone vs Rebeldia.pdf

Di seguito le prime risposte delle associazioni facenti parte del progetto Rebeldia, della confederazione Cobas di Pisa e del PRC:

Risposta di Cinemaltrove all’assessore Ciccone

CinemAltrove,
l’associazione che gestisce il cineforum del Progetto Rebeldìa, rimane
allibita da quanto scritto dall’assessore Ciccone sui quotidiani locali
dove si insinua che “alcuni individui” stiano trascinando le
associazioni verso un conflitto con le istituzioni per “ragioni non
trasparenti”. Vorremmo sottolineare, nel caso fosse un elemento ancora
non chiaro, che nel Progetto Rebeldìa ogni decisione di interesse
comune viene presa da tutte le associazioni, attraverso una forma ormai
desueta in politica chiamata ‘confronto democratico’. Quando ci si
riferisce a Rebeldìa, quindi, lo si deve fare considerandola un’entità
unica, inscindibile, atomica. In quanto alle “ragioni non trasparenti”
e alla presunta “disinformazione” che il Progetto Rebeldìa avrebbe
fatto col suo precedente comunicato, ci viene da sorridere perché tutti
i dati citati sono documentati. Se c’è qualcosa di poco trasparente, è
proprio il bando pilotato che l’Amministrazione sta cercando di
imporci.
La nostra associazione, insieme alle altre, non chiede
altro che una sistemazione consona e definitiva del Progetto Rebeldìa
per poter finalmente tornare a impiegare il nostro tempo libero
esclusivamente alle nostre attività noprofit. Ma probabilmente non è
questo l’intento del Comune che con l’avvento del sindaco Filippeschi e
dell’assessore Ciccone ha rinunciato ai momenti di reale dialogo:
questo è evidente dall’accusa che l’assessore ci fa di “abusivismo”
quando saprà bene che lo spazio di Via Battisti ci fu assegnato dal
sindaco Fontanelli, in modo temporaneo, ma con l’impegno di trovare una
soluzione definitiva. Impegno che la nuova giunta non sta mantenendo,
perché la “soluzione” di Via Saragat non sarebbe né definitiva né
consona a contenere le attività di tutte le associazioni, oltre a
essere moralmente discutibile dato il dispendio di denaro pubblico per
il “generoso” affitto da pagare alle Ferrovie. 
Nel frattempo consigliamo di rivedere qualche film di sinistra. Cogliamo l’occasione per porgere i nostri più cordiali saluti,

CinemAltrove

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Babil è l’associazione che si occupa della biblioteca di Rebeldìa.

In
biblioteca si sa, non bisogna fare schiamazzi, ma siccome siamo degli
elementi sovversivi e socialmente pericolosi, non solo non abbiamo un
regolamento per la biblioteca, ma quando ci riuniamo per catalogare gli
oltre 3500 libri che la città di Pisa ci ha donato con grande affetto e
fiducia, ascoltiamo un sacco di musica, ridiamo, scherziamo, e se
abbiamo voglia cantiamo anche a squarciagola.

Dato che siamo –
evidentemente – anche un po’ retrò, pensiamo che l’autodeterminazione
sia un elemento fondamentale del nostro stare assieme. Per questo ci ha
particolarmente incuriosito la sua dichiarazione uscita a mezzo stampa,
secondo la quale “alcuni individui, per ragioni non trasparenti,
cercano di trascinare” ecc ecc.

Ecco, sappia che siamo un gruppo
in costante crescita, più di dieci al momento: sarebbe difficoltoso
trascinarci tutti quanti senza un mezzo adeguato, che so, un
montacarichi o un camion col rimorchio. E poi a noi piace trascinarci
da soli, ognuno con il suo mezzo personale, per lo più la bicicletta ma
anche a piedi va bene.

Nella sua nota inoltre, lei fa
riferimento ad un Rebelde-pensiero. Le risulta che ci sia una
bibliografia al riguardo? No perché in biblioteca non abbiamo nessun
libro del genere, e insomma, sarebbe una mancanza grave per il nostro
catalogo non averlo, se ce ne fosse uno. In compenso abbiamo libri
gialli, rosa, neri, molti titoli interessanti sulla democrazia
partecipata, e poi i fumetti, arte, i grandi classici; pensi che
abbiamo anche libri di preghiere, perchè a noi le società piacciono
Laiche e Plurali.

Ci siamo rimasti male dai modi “colorati” con
cui ci ha etichettato, ecco tutto. Tanto più che a fronte degli sforzi
che facciamo per completare il nostro catalogo ed entrare nel Metaopac
pisano – thò, un elemento di legalità – Lei ci dice che “siamo
sprecati”. Scusi ma noi ricicliamo tutto, dai volantini delle
iniziative, ai bicchieri, alle penne, insomma gli sprechi proprio non
ci piacciono, soprattutto quelli di denaro pubblico.

Ma ora
torniamo ai nostri libri, che si sa, quando stanno chiusi per troppo
tempo generano polvere, raffreddori, pericolose allergie…

Nel frattempo le porgiamo i nostri più cordiali saluti

Babil

++++++++++++++++++++++++++++++++++

IN RISPOSTA ALL’ASSESSORE CICCONE
Parole fuori posto su Rebeldia

Le dichiarazioni di Paola Ciccone sono inopportune e assumono toni che ci saremmo aspettati da un politico di ben altra cultura e provenienza.
In questi mesi Rebeldia ha presentato progetti alternativi alla sesta porta, ha costruito soluzioni con tecnici non limitandosi ad una polemica sterile verso il Comune. Le dichiarazioni dell’assessora sono quindi inaccettabili e palesano la assenza di un autentico confronto in città
Quali sarebbero le ragioni non trasparenti se non quanto scritto e detto in questi mesi da Rebeldia in tutte le sedi istituzionali e di movimento?
La natura del Progetto, le tante associazioni che ne fanno parte sono proprio espressione di quella crescita e interazione culturale e politica che Ciccone non riconosce perchè ostacola la realizzazione della sesta posta e di un piano urbanistico su cui il Comune di Pisa punta per rilanciare l’immagine offuscata dei suoi amministratori.
A questo punto solo rivendicare bisogni come quelli del lavoro, della casa, dell’istruzione, i bisogni di socialità diventa sinonimo di illegalità, un atteggiamento che accomuna ormai il Partito democratico e il Pdl uniti nella repressione di tutte le istanze sociali comode.
Rebeldia deve vivere con le sue associazioni culturali e sociali, su Rebeldia e sulle associazioni non può gravare la spesa per la bonifica dell’area di via Saragat che il piano Regolatore aveva destinato ad altri usi.

Confederazione Cobas
per la confedecobas
Federico Giusti

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Rifondazione Comunista: “L’assessore Ciccone sull’orlo di una crisi di nervi”

L’assessore Maria Paola Ciccone sembra, ogni giorno di più, sull’orlo di una crisi di nervi. Siamo allibiti della modalità scomposta con cui un membro della giunta comunale attacca le associazioni del progetto Rebeldìa, con cui invece è chiamata a confrontarsi e a collaborare civilmente, come con tutte le realtà associative della città.

Il comunicato diffuso ieri dall’assessore è un pezzo di alta comunicazione politica, quasi alla stessa altezza di quella che il ministro Brunetta usa regolarmente contro chi lo contesta. Si fanno affermazioni gravi secondo cui per il “Rebeldìa-pensiero la legalità è solo per gli imbecilli”. Si avanzano allusioni al limite della calunnia contro i portavoce del progetto, accusati di essere mossi – loro! – da “ragioni poco trasparenti” quando contestano la scelta della giunta comunale di affittare dalle Ferrovie dello Stato un’area di magazzini in via Saragat da destinare alle associazioni giovanili pisane, previa modifica della destinazione d’uso e bonifica della zona a spese (anche) delle stesse associazioni. Si usano toni sarcastici, al limite del disprezzo, verso i “geni contabili di Rebeldìa” che non comprendono le finezze politico-finanziarie dell’assessorato e che dunque, in conclusione, vanno maternamente compatiti come “energie intellettuali sprecate”.

Evidentemente all’assessore le critiche non piacciono, specie se sono fondate, se denunciano all’opinione pubblica il “pasticciaccio” di via Saragat e se comportano ulteriori ritardi al progetto della famosa Sesta Porta, cui Rebeldìa e pezzi importanti della città si oppongono. Evidentemente non le era mai capitato di avere a che fare con persone che non si prestano a sotterfugi e non si piegano a ricatti di bassa lega, ma pretendono confronti seri e alla luce del sole, e per questo chiedono da mesi la riconvocazione di un tavolo tecnico. Questa vicenda rivela come la retorica della partecipazione, cui la giunta e il sindaco ricorrono molto volentieri, sia appunto solo retorica. Speriamo che nel progetto comunale “Pisa partecipa”, recentemente finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito della legge sulla partecipazione, siano previsti anche corsi per gli assessori su cosa significa fare politiche partecipate e trasparenti: Maria Paola Ciccone potrebbe certamente giovarsene.

Roberto Cini, segreteria provinciale PRC

Federico Oliveri, segreteria cittadina PRC

 

Per i comunicati delle altre associazioni del cartello Rebeldia, vedi il sito: www.rebeldia.net

Questa voce è stata pubblicata in Cronaca Pisana. Contrassegna il permalink.